mercoledì 20 settembre 2006

IL CANE CHE SI MORDE LA CODA

La "spia" George Clooney ci prova sempre.
Ha fatto la spia in The Peacemaker di Mimi Leder, con Nicole Kidman, nel 1997, e aveva come "progetto di lavoro" la Bosnia.
Lo ha fatto ancora nel suo Confessioni Di Una Mente Pericolosa (2002) in cui impersonava il mandante di un sicario-televisionista.
Lo fa di nuovo in Syriana (Stephen Gaghan, sceneggiatore di Traffic), oggi. E convince ancora una volta.

Syriana è nato da un'autobiografia, See No Evil di Robert Baer. Tradotto in Italia come La Disfatta Della CIA, il libro è propedeutico alla comprensione dell'intricata storia del film, peraltro vera.

Premetto che di tutto il filone post-11/9, questo è il film che è riuscito a darmi più di altri il senso di oppressione che qualcosa di troppo grosso per noi "comuni mortali" sta accadendo nel mondo. Forse qualcosa di troppo grosso per tutti quanti.

Ingrassato per l'occasione e con la barba lunga, impersona un agente segreto della C.I.A. impegnato in "affari" con il mondo mediorientale.
La storia non è per niente nuova e affatto banale; secondo contratti vecchi di decine d'anni, gli Stati Uniti e l'Europa gestiscono traffici legati all'oro nero (il petrolio) e all'unico dio comune a tutti gli uomini (i soldi). In questo immenso e sporco impero, scivoloso come unto dall'olio, l'agente Clooney è alla ricerca di missili dati ai guerriglieri afghani per poterli usare contro i sovietici. Nello scenario in cui gli USA aprono i confini della Bosnia all'integralismo islamico, l'agente della CIA si trova di fronte ad una ri-colonizzazione dell'Asia Minore (Syriana, appunto), poco accettata dai "residenti" i quali minacciano gli interessi petroliferi americani proprio con i missili che la CIA sta cercando. Un consulente finanziario americano residente in Svizzera (Matt Damon) è assitente personale del principe afghano e cerca di aiutarlo a risollevare le sorti del suo Paese semplicemente aprendo le porte al commercio petrolifero vero la Cina, ma un grosso imprenditore del petrolio si mette in mezzo e in un certo modo inganna e minaccia il re contrattando con un potente sceicco e chiudendo gli sbocchi verso la Cina e facendo precipitare la situazione addirittura "guidando" il sovrano, facendolo abdicare in favore del figlio minore, molto più propenso a seguire le ragioni economiche e politiche, che sociali. Nello stesso scenario, un pakistano operaio in un posso petrolifero perde il posto di lavoro; disperato, cerca conforto e salvezza nell'integralismo islamico, viene accettato in una scuola e diventa terrorista: si fa saltare in aria contro una nave americana proprio con uno dei missili che l'agente della CIA sta cercando di ritrovare...
Ovviamente la CIA insabbia tutto, l'unico colpevole è l'agente che "si è fatto beccare" e i cattivi stanno sempre dall'altra parte.
Il finale è europeo al 100%, realistico, inquietante e incredibile allo stesso tempo.

martedì 12 settembre 2006

EI FU

Sera, le 8. Appuntamento in P.zle Susa, bordello a non finire, un'auto sopra l'altra ma riesco a trovare il posteggio (ovviamente dalla parte opposta di dove mi sarebbe stato utile). Non c'è ancora nessuno. Sta per piovere. Mi faccio un aperitivo (con le patatine e dei crostini insipidi) a base di (2) Corona&Lime e becco lui che mi dice "oh bella! ma sono già tutti dentro!!". Il posto è una trattoria/osteria ignorante come poche, il gestore un vero uomo duro come pochi ne ho visti, uno che tratta tutti quanti allo stesso modo (di merda ma con eleganza, è possibile? No. Di merda e a calci in culo? Può essere. Di sicuro quando ti tira il culo non sta giocando). Ma si mangia bene e si spende un cazzo, roba che con 10-13 euro mangi da saziarti un pochino e bevi come uno che non ha mai visto un bicchiere di vino in tavola. Ce ne facciamo parecchi (di bicchieri), io mangio veloce un piatto di gnocchi al ragù e delle sardine alla griglia e poi dorate. E si finisce fuori a far macello, a gridare a persone che sono a 20cm da noi. Non perché non ci sentono, ma siamo talmente stonati che vogliamo essere sicuri che quello che diciamo sia proprio quello che vogliamo dire. Si continua a grassi e informi "cosi" che si fumano e danno allegria (o appannano il cervello, a seconda di chi sei) e birra. Tanto per darsi un tono, come direbbe qualcuno che era lì con noi. Solo che poi io ad una certa me ne sono andato, la mattina avevo la sveglia presto. E' finita, mi hanno detto il giorno dopo, con uno dei nostri che ha sboccato nell'auto di un fighetto che era lì a fare non si sa cosa (e non capiva manco un cazzo di quello che gli si raccontava). Il bello è che era con la ragazza, tutta in tiro e strapettinata da uscita da venerdì sera. "Te lo dò io il passaggio, non ti preoccupare". Ecco. Così impari a fare il gentile senza sapere che cazzo stai per fare.

Sabato. Ore 12.20. Sempre la stessa brutta gente di Venerdì sera. Si va verso Pavia, QUI, posto rustico ma ben gestito: il vino si beve nelle tazze e non nei bicchieri, sintomo di grande ignoranza mista ad autentico amore per la semplicità delle cose. Si comincia tranquilli e si ordina una caraffa di vino dell'oltrepò pavese da 1L. In sei, finisce subito. Antipasti tipici: nervetti e fagioli (ottimi!), cipolle rosse à la julienne con pepe rosso a grani grossi, fagioli con capperi e acciughe, affettati misti del luogo c/lardo da sborrata, insomma roba seria mica pizza&fichi. E il vino fa la sua porca figura. I primi si fanno aspettare parecchio (ogni tanto le cameriere spariscono per mooolto tempo) ma quando arrivano le tagliatelle e il risotto (non mi ricordo con cosa, il risotto mi pare coi funghi) capiamo che l'attesa n'è valsa la pena. Tra il primo e il secondo ci sta un intermezzo che mette allegria. Si scappa fuori per un momento, ma giusto mentre si sta preparando l'anticamera per la contentezza ci chiamano per il secondo, e vabbè. Carne (di manzo, forse?) in straccetti su un letto di lattuga con patate al forno e verdure grigliate. Potevano fare di meglio, ma non stiamo troppo a pensarci su. Sparisce anche la carnazza. Allora ecco il momento dell'allegria, si corre fuori, ci si rilassa un attimo, si fa finta di digerire, di darci una sistemata (ormai tanto nell'agriturismo ci siamo solo noi) e poi si rientra per il dolce: torta al cioccolato (e pinoli mi pare) e crostata di marmellata di more con sciroppo di cannella sparso in giro per il piatto. Fantastico. Paghiamo, e tutti fuori per il coup de grace. Ci si diverte un po', si fa i cretini, i seri, e poi decidiamo che è ora di avviarci verso casa. Chi dorme in auto per riprendersi dalla stonata doppia Venerdì-Sabato con nemmeno 12 ore di ripresa, chi chiacchiera e ascolta musica devastante, questo, questo e questo. Roba da non tornare più.

Le nostre strade si dividono (per la verità si dividono varie volte dato che il sottoscritto sbaglia strada due volte nonostante stia seguendo l'auto davanti) e mi ritrovo ad una cena in provincia di Novara a casa di amici, dove si finisce a bere altro vino e cenare c/roba-buona. Gli altri a tirare il culo ad uno davvero furbo e talmente figo che non riesce a scoparsi una donna nemmeno se quest'ultima gliela strofina in faccia. Ma che mondo di merda.

"L'oscurità mi avvolse"

giovedì 31 agosto 2006

DEATH METAL

Eccazzo.
Il metal è dolore e il dolore si nutre di metal.

E' morto il 27 Agosto (non si sa perché o di cosa) il chitarrista grindcore messicano Jesse Pintado (in foto).

Militò nei Napalm Death dal 1989 (cioè dal disco Harmony Corruption - 1990) in sostituzione di Bill Steer che si unì invece ai Carcass, al 2004, anno della reunion con i Terrorizer.

Con questa band, nel 1989 scrisse un album grindcore fantastico che segnò l'inizio, per il grindcore mondiale, della discesa verso un pubblico più ampio, facilitando le cose ai chi venne dopo: World Downfall.
Nel 2006, proprio poche settimane fa, la band è tornata alla riscossa proponendo tra le sue fila anche Pete Sandoval (batteria nei Morbid Angel) e un nuovo lavoro; con il nuovo disco, Darker Days Ahead, pare ci abbiano grandemente presi per il culo, però. Anche perché, ripeto, Jesse Pintado non c'è più e tutte le aspettative di vederli dal vivo se ne vanno in culo. Doppia presa per il culo.

Comunque, il lutto nel mondo del grind è equiparabile, se non superiore, al dolore provato per la scomparsa quantomai improvvisa e inaspettata di Mieszko Talarczyk (Nasum, chitarre / 1974-2004), avvenuta durante lo tsunami del Dicembre di due anni fa.

Più indietro nel tempo, esattamente un anno fa (26 Agosto 2005) moriva anche Denis D'Amour, aka Piggy, chitarrista storico dei Voivod.

Ancora più indietro nel tempo, 8 Dicembre 2004, a Columbus, Ohio, sparano al chitarrista storico di Pantera e mente dei nuovi Damageplan (avventura post-Pantera durata, aihmé, troppo poco) Darrell Lance Abbott, aka Diamond "Dimebag" Darrell.

Ultimamente pare che si stiano liberando posti di lavoro per bravi chitarristi nel mondo del metal estremo, ma pare anche che porti sfiga suonarlo...

martedì 29 agosto 2006

HEAVY METAL KATORCIO

Tornato dalle ferie, lunghe, faticose e poco "feriose", mi ritrovo un bel discazzo di una band da me sempre amata e mai completamente assorbita (pochi che ho conosciuto sono riusciti in questo): si tratta dell'ultima fatica "Katòrz", arrivatomi da pochissimo, firmato VOIVOD.

Katòrz perché è il quattordicesimo lavoro (compreso tutto, anche i live) della band, anche se non si scrive così e loro lo sanno meglio di me, dato che l'han fatto apposta.

Il disco mi è ovviamente piaciuto molto, ritmiche come sempre molto spezzate, diverse, metal ma anche no, armonie dissonanti e chitarre spesse un metro e mezzo, Denìs Bélanger con una voce diversa dal solito ma sempre riconoscibilissima e molto acida, Michel Langevin con le sue grafiche da incubo e la batteria sempre presente in maniera massiccia, insostituibile, necessaria.

Purtroppo questo disco mi ha fatto tornare la tristezza, per la morte prematura di Denìs D'Amour, e allo stesso tempo mi ha convinto di vari e differenti fattori:

1. Jason Newsted è un grande bassista e persona di buon cuore, ha per i Voivod tutto il riconoscimento e il rispetto che si meritano; il primo per avergli dato la possibilità di riscattarsi con la band che più di tutti l'ha, nell'ordine, oppresso, illuso, tradito e poi infamato, dopo essersi serviti delle sue strepitose qualità di musicista e della sua bontà d'animo -i Metallica, per chi non avesse conoscenze di storia musicale recente-. Il secondo per il semplice fatto che i Voivod sono una delle più ignorate e incomprese formazioni della storia del metal se non, paradossalmente, una delle più influenti: da dove credete che provengano quelle folli stranezze nel sound dei Tool? E da dove pensate che arrivino le dissonanze magnetiche di band moderne e strepitose tipo gli Ephel Duath, tanto per fare un esempio di casa nostra pensando alla nuova generazione di "metal"?

2. Denis D'Amour è stato uno dei più geniali chitarristi del panorama musicale mondiale. Non sto parlando di tecnica o di bravura d'esecuzione (anche se pure qui faceva spavento); parlo di inventiva, fantasia, capacità d'improvvisazione, cambio di genere e di stile all'interno di una stessa canzone (in fondo lo dobbiamo soprattutto a lui se con un solo paio di canzoni dei Voivod una band "normale" ci farebbe un disco di dieci pezzi), insomma una gran conoscenza dello strumento e una forte passione per la musica contaminata. Ricordo che prima di andarsene D'Amour, è stato fatto in modo che alla band fosse lasciato a disposizione un quantitativo impressionante di musica già composta per chitarra e pre-registrata in formato mp3 su un hard disk; roba da scriverci ancora 3 dischi buoni, parole di Langevin.

3. L'anima dei Voivod non morità mai; finché resterà il cuore di D'Amour, il cervello di Langevin e la voce di Bélanger, la band resterà per sempre viva. Jason Newsted può essere solo di passaggio, è vero, ma in questo momento è lui l'uomo che ci voleva alla band per avere nuova linfa vitale, energia e rinnovata originalità.

4. Questa generazione di cazzoni heavy-metal ha un estremo bisogno di ascoltare Katorz.

giovedì 3 agosto 2006

SONO SOLO UNA COMPARSA SU CUI NON VEGLIA NESSUN DIO

Derek Raymond, al secolo Robin William Arthur Cook, venuto su tra il college di Eton e il castello di famiglia del Kent, si è sottratto prestissimo all'educazione borghese impartitagli forzatamente dai genitori, diventando invece un giramondo instancabile, lavoratore nei più disparati mestieri tra cui il trafficante di auto in Spagna, insegnante a New York e riciclatore di materiale pornografico in Italia e Francia. Più famoso per le sue opere, si capisce.

Questo a lato, Come Vivono I Morti, è il terzo capitolo della saga in cinque puntate sulla Factory londinese, in cui un sergente della A14, sezione Delitti Irrisolti, indaga su casi terrificanti con personaggi dall'anima di ghiaccio, intrisa di sangue e violenza.

In questo specifico capitolo, Derek Raymond racconta in chiave metafisica un noir poliziesco che è più una interrogazione sulla vita, su dove sta andando il mondo, su come vivono i morti (i diseredati, i poveri, i barboni, i miserabili e le vittime di violenze quotidiane, le persone che non accettano la propria vita e via dicendo) e su come il sergente della A14 percepisce il mondo attorno a sè. E' scritto in modo fantastico, profonde le sue descrizioni, commovente anche quando racconta di "angoli sbagliati dell'inverno" in cui case ammucchiate e fatiscenti fanno da teatro alla vita di famiglie devastate dal dolore, dalle cui grondaie cola "pioggia densa come lacrime di una vedova e la neve sporca infradicia il piazzale". E' un libro che resta dentro e colpisce a fondo, perché Raymond sa andare più a fondo di tutti. Un romanzo spietato, aspro, lucido sulla realtà violenta e nera di oggi da cui sgorgano momenti di splendida poesia narrativa, incorniciata dall'esperienza di vita dell'autore, delle cose che ha fatto, vissuto, visto, amato. Lui, il sergente, solo una comparsa per cui non veglia alcun dio, si chiede come si può sopportare il fatto che non si può avere giustizia per i derelitti della società fino a quando non sono morti. Si chiede cosa ce ne faremmo della giustizia e della logica senza la pietà umana. Si chiede se non ci sia omicidio peggiore che trovare in un androne il cadavere di qualcuno morto di freddo.
200 e passa pagine da cui io sono uscito svuotato, perso, ma rinnovato e amante della vita ancora più di prima, come un naufrago che lo può raccontare. E con un senso acuto di qualcosa che mi manca.

martedì 11 luglio 2006

lunedì 10 luglio 2006

TANTI SALUTI A CHI NON HA FAMIGLIA

Qui, che sia benedetto sedici volte, dice delle cose molto appezzi.

A parte il fatto che un povero crist(ian)o la dignità se la cerca dove gli pare, anche sulla tazza del cesso, ma poi... lui ha famiglia? No. E' sposato? No. I preti si possono sposare? No. Lo hanno fatto? Alcuni sì e sono stati prontamente scomunicati o allontanati (sacrilegio!!). E Gesù professava l'amore incondizionato. A quelli che invece hanno solo inzuppato il biscotto non gl'hanno fatto 'na sega (anche se gli sarebbe piaciuto riceverla, immagino).
Un po' di coerenza non guasterebbe, ma da quelle parti si fa quello che si fa dappertutto, oltre a dire stronzate: si aspettano le vacanze.

mercoledì 5 luglio 2006

LEZIONI DI MUSICA PER INFAMI IGNORANTI

Ignoranti perché lo siamo un po' tutti. Infami perchè ci sta bene, completa il discorso per così dire.

Insomma, arrivati e pubblico:

DON CABALLERO - World Class Listening Problem
Si sono incrastiti (voce del verbo diventare più crasti/incazzarsi) e hanno indurito i suoni. Ritmiche più lineari, ma nemmeno tanto, i tempi restano obliqui; al primo ascolto pare roba sconclusionata messa lì accazzo e forse è così. Unica differenza se ci prova qualcun altro (me compreso): viene fuori una merdata totale. I titoli come sempre nonsense delle canzoni aiutano poi a non capirci ancora più un cazzo. A me non interessa, sono altre le band di cui m'interessa sapere di cosa parlano. Un dubbio: della band originaria è rimasto solo il "polipo" Damon Che (batteria), i dischi precedenti sono forse più apprezzabili da chi segue da tempo la formazione.

DYSRHYTHMIA - Barriers And Passages
Il nome della band dice tutto: la ritmica è forsennata, strana, a volte riesce difficile stargli dietro; che siano nati con gli strumenti in mano è un dubbio che inizia a martellare in testa dalla prima traccia. Matellante è anche il tipo di timbrica della batteria, che ti entra in testa come fosse una punta di trapano al diamante a 12000rpm. E punta di diamante potrebbe essere questa "nuova" band del panorama metal estremo e intricato di casa Relapse. No testi, zero voce, sono in 3, sembrano 6 e il disco suona maledettamente bene. Se avete avuto il disco per vie traverse senza comprarlo (come invece ho fatto io) e non v'è piaciuto, non sono io a non capire un cazzo.

ZOMBI - Surface To Air
Musica elettronica "viaggiosa" con batterista vero (nel senso di non campionato). Niente male, considerando che prima di loro King Crimson, Goblin e -più recentemente- Tarantula Hawk e Boards Of Canada (anche se sensibilmente più calmi questi ultimi) hanno sfornato disconi molto meglio di questo. Inoltre non ci sono evoluzioni tipo tempi dispari o suoni stravaganti che in questo stile fanno tanto "cool". Molto normale direi. In un ambiente chiuso, con poca luce e nessuno tra le palle, potrebbe avere un senso; altrimenti mettere su i suddetti gruppi e strafottersene. Non mi pento dell''acquisto però, mi piace e me lo ascolto in fattanza.

YETI - Volume, Transcendence, Obliteration
Vuoi che il cervello ti schizzi fuori dalle orbite degli occhi? Metti su gli Yeti. Vuoi farti un viaggio allucinante nell'iperspazio fatto di suoni elettrici poggiati su un tappeto elettronico di ritmiche vibranti e potenti? Sempre gli Yeti devi mettere su. I label-mates dei primi Tarantula Hawk (Life Is Abuse) fanno paura, sconvolgono un tranquillo pomeriggio dell'incauto ascoltatore che alza il volume e magari cerca di darsi un tono con del thc: decisione azzardata nonché suicida. Non sono originali e non si inventano niente ma quel poco che fanno (4 tracce) sono un ottimo esempio di dove la musica contaminata oggi è giunta.

giovedì 29 giugno 2006

WRONG SIDE OF THE ROAD

Periodo, questo, in cui Tommaso Che Aspetta mi ossessiona a tal punto da volermi mettere a capire che cazzo volesse dire nelle sue strampalate liriche.

Ho preso quella che oggi ho ascoltato di più (che poi ho ascoltato due interi dischi, vabbè... ): WRONG SIDE OF THE ROAD. E siccome ho voluto fare una cosa superfine e di gran classe (aho!) l'ho pure tradotta, così chi legge non deve diventare scemo come me a cercare significati sui dizionari di slang americano per i termini che questo usa... (che comunque, dato che sto qui a parlarne, lo slang americano mi piace un casino e mi diverte un sacco conoscere i significati delle frasi assurde).

poggia un gatto morto sulle rotaie
mentre un lupo si bagna al fiorire del crepuscolo
e prendi l'occhio di un gallo
e pietre da un fossato
e lava tutto in acqua di sentina
e di' che non ruberai mai
prendi i bottoni da una giacca gialla
le penne di un falco
e il sangue di un cacciatore di taglie dal freddo cuore nero
raccogli lacrime di vedova
in un ditale di vetro
di' a mamma e papà
che ti possono baciare il culo
avvelena tutta l'acqua del pozzo dei desideri
e impicca tutti i loro spauracchi ad un albero di sicomoro
brucia tutte le lune di miele
infilale in una federa di cuscino
e attendi le lame dei coltelli
al parco giochi per me
strozza tutte le filastrocche di natale
gratta tutte le preghiere
legale col filo spinato
e gettale giù dalle scale
e ti presterò una pistola
per mandar via gli incubi dei ciechi
ma quei figlidiputtana sembrano sempre in agguato da dietro
succhia tutta la benzina dal furgone di tuo padre
riempi la t bird di johnny
ho un paio di deca
metti su del profumo e nastro nei capelli
e attenta a non svegliare i cani
ruba un fulmineda una parte del cielo
caccialo dentro la cassa di cedro
se mi vuoi dire perché
portati la manopola del cambio di una mercedes del 49
e lasciala qui di fianco a me
lasciati stringere nello sporco
e tremerai come una fiammma
urla a squarciagola nella notte
affonda i denti nella mia spalla
scava con le unghie nella mia schiena
di' a quella ragazzina di lasciar stare la mia manica
sarai una donna quando starai con me
perché t'innamorerai di me
e allora con il mio canne-mozze
e una scatola piena di proiettili
festeggeremo il 4 luglio
faremo i 160
spendendo i soldi di qualcun altro
e guideremo senza sosta fino a reno
dalla parte sbagliata della strada

AAA BULICCI CERCASI - CULI SPACCASI

L'articolo dice già tutto.

Io dico invece solo che i gay ci sono pure nel metal e che, non considerando l'evidente tamarraggine galoppante, eviterei di fare incazzare, questo blog propone, a tutti gl'interessati, di riaprire la ricerca agli 8negrincazzati che capitanati dal buon vecchio Rob, facciano il culo al rapper (credo che si unirebbero volontariamente e felicemente anche lui, lui/lei e lei/lui)

Beh. Felici cose.

mercoledì 28 giugno 2006

APPRENDO OR ORA

... e pubblico felice.

L'articolo.

Come qualcuno sa, chi da più tempo chi da meno, marito e moglie italiano lui e sudamericana lei, residenti in Kenia, furono accusati di enormi traffici di polvere bianca e detenuti nelle terribili prigioni di Nairobi.
Nell'articolo c'è scritto tutto, tranne il fatto che queste cose succedono solo ed esclusivamente per un motivo: piante, delle volgarissime erbacce che crescono ovunque e in qualsiasi condizione climatica, che sono considerate un pericolo per l'uomo diventano cosa proibita e illegale, nonché immorale.

Con i risultati che abbiamo appena visto.

CHI S'ADULA S'INCULA

Premesso che:













il posto per le vacanze (decisamente mare, sì) lho già deciso

Calcolato che:











la mtb non la userò per niente in vacanza, nono... (ho già in mente dei percorsi massacranti ma fantastici - purtroppo non potrò portare la mia, ma ne affittano di stupende) e che parto tra 15 giorni

Decido che:

potete fottervi tutti
- colleghi che organizzano i lavori alla cazzo
- la solita minestra
- silvio / fassino / romanoprodi / etc.
- la gente che non sa stare allo scherzo
- la gente che scherza troppo
- la gente e basta







mercoledì 21 giugno 2006

C.O.T.L.O.D. (Curse Of The Legions Of Death)

Lui afferma che i TestAmenT sono alcuni dei padri fondatori del movimento thrash della Bay Area della metà degli anni '80. Anche se non conto un cazzo, lo dico pure io!

Stanotte devo lavorare ma non è molto impegnativo, quindi mi permetto di buttare giù due righe su una band che ho da pochissimo riscoperto grazie alla sistemazione dei dischi in casa: praticamente il ciddì The Legacy mi è caduto in terra frantumandosi in mille pezzi, restando intero solo il dischetto di plasticaccia che, prontamente, per non farlo finire come la custodia, lo riparo nel lettore e già che ci sono (perché no?) schiaccio pure play...

e...


...

...

MERDA che discone!! Me l'ero completamente dimenticato alla grandissima! Cioè proprio cancellato dalla mente, un bel format ettor1: e tuttok.

Over The Wall è impressionante anche a distanza di 20 anni, il disco è del 1986/87 (registrato alla fine dell'86 e pubblicato a inizio '87): la ritmica è forsennata, gli accordi vicinissimi e la batteria al cardiopalmo; certo correvano gli anni 198equalcosa quindi non si era, ovviamente, ai livelli stilistici della musica metal cui siamo abituati oggi; ma un solo di chitarra come quello di Alex Skolnik in questo pezzo non si sente spesso ai giorni nostri: veloce da mozzare il fiato, melodico da farlo urlare cantato a squarciagola e breve come dev'essere, sennò straccia i coglioni. Ascolto estasiato ricordando -lacrimuccia- come da ragazzino, un pre-adolescente straccione e capellone, mi sbattevo mentre il disco girava incessantemente nel mio "stereo" (era il 1989 e non capivo un cazzo di "quella-roba-là").

The Haunting è anche lei una bella canzone ma nientedeché quando si arriva dalla precedente, ha una buona sezione ritmica spezzata da stop-and-go che all'epoca non venivano usati tantissimo e che hanno fatto molto scuola nel thrash (grazie Eric Peterson, sui tuoi accordoni ho imparato i primi rudimenti di chitarra ritmica thrash!), ha una buona sezione vocale e il solito Skolnik che ci dà un paio di lezioni su Come-Si-Suonava-Metal-Venti-Anni-Fa.

Burnt Offerings ha quella melodia vocale intrigante e incalzante allo stesso tempo, Chuck Billy su questo disco è davvero notevole, anche se poi ovviamente si è perfezionato e anni più avanti si farà apprezzare maggiormente come tecnica di canto più che come potenza ed energia di esecuzione. Come ci si può immaginare, il pezzo termina dopo un pazzesco solo del nostro solito fenomeno e dopo un ultimo rabbioso monito del gigantesco pellerossa.

Raging Waters è un altro gran bel pezzo, con un intro in crescendo che si trasforma in una dose massiccia di riffoni spaccaossa che però poi si ripetono troppo. Dotato di grandiose parti vocali veloci, l'indiano ringhia e freme, spezza la ritmica continua e fissa sul solito giro, un po' monotona forse (forse senza forse, ah già l'ho già scritto...) ma precisa e potente. Il ritornello finale molto orecchiabile nonostante la cacofonia thrash sullo sfondo, rende il finale perfetto, senza fronzoli, immediato: lo stop è repentino.

CURSE OF THE LEGIONS OF DEATH! CURSE OF THE LEGIONS OF DEATH! PROVOKE THE DEAD! CURSE OF THE LEGIONS OF DEATH! è invece il frastornante ritornello che spezza il delirante canto di gioia ("Attacking with force as we show no remorse / Obstructing our victims fate the blood in the chalice / Saluting the fight all virgins must die this night... e via dicendo), trasportato dai venti di guerra di accordi giganteschi che puzzano di morte, veloci come il fulmine, nessun assolo e tanta tanta violenza sonora. Bello.

First Strike Is Deadly (la quale 18 anni dopo ispirerà il titolo al best of "First Strike Still Deadly" in cui ricompare tra l'altro Alex Skolnik, defilatosi per problemi personali con la band nel lontano 1992, dopo l'album "The Ritual" -a mio parere un po' una monnezza) è uno dei pezzi migliori dell'intero lavoro, con una ritmica portante dalla potenza ineguagliata fino a quel momento. Qua non si parla solo di velocità ma di vero e proprio spessore sonoro. All'epoca era in corso una grande sfida (certo teorica, ma nemmeno poi tanto), la gara a chi ce l'ha più grosso o più duro, al solito... insomma, se i Metallica trovarono i loro rivali (musicali) negli Anthrax, gli Slayer ebbero i Testament, anche se poi questi ultimi si raffinarono parecchio, nonostante l'ignoranza sia sempre rimasta dalla loro. Gli Slayer invece sono sempre i soliti ignoranti cafoni totali e credo di preferirli ai TestAmenT proprio per questo motivo, guardaunpo'. Ari-insomma (sto ancora scrivendo di First Strike... cheppalle), non c'è niente di diverso dai pezzi precedenti ma è la struttura della canzone a farmi drizzare le antenne: complicata, spezzata, rabbiosa e davvero bella da ascoltare! Nessun dubbio che potesse poi diventare uno dei punti di forza della band in sede live.

Do Or Die non è francamente molto degna di nota, a parte la solita struttura ritmica schiacciasassi a velocità smodata; il testo non è che sia proprio una genialata (ok vabbene, anche gli altri fanno un po' ridere), ma aspetta di sentire la successiva

Alone In The Dark... Madonna che pezzo!! Eccola, la rappresentativa dell'album: un assolo svelto, breve e melodico in pieno stile scuola europea introduce un giro di chitarre molto semplice ma efficace; il testo è grandioso (la prima strofa "When I was but very young sorcerers came to claim my mind leaving death and hatred to unmask / The master of the game had won and let his final sin be known killing those who stand in his path" dice davvero tutto: paura del buio, dei demoni, dell'inferno e scemenze del genere, che però in età giovanile, da ragazzini, fanno parecchio effetto!). La parte conclusiva ci porta un solo definitivo, spettacolare, per poi tornare alla carica per terminare in bellezza, all'inferno!

Apocaliptic City è il sogno di un pazzo piromane che dà fuoco a tutta la città e poi a tutto il mondo, inneggiando alle fiamme purificatrici ("Born into a world of hatred nothing to live for / What started with a simple match turned into something more / The pain I felt inside my head came on my day of birth / Now the time has come for me to burn the planet Earth"). Semplicemente folle e geniale. Sulla musica non mi dilungo più di tanto perché tanto il pezzo migliore del disco lo abbiamo già passato; dico solo che si termina in un olocausto sonoro fantastico. Adièu, cari amici non-metallari... e un consiglio: cercate di non imbattervi mai in questo disco, potreste non uscirne più.

martedì 20 giugno 2006

I AM A TOOL NOW...

MILANO - 19.6.6
Sempre stato indeciso se andare a vedere la data dei Tool, prevista per ieri sera al DatchForum di Milano.
Più che altro, è un mero discorso di soldi: il biglietto di un concerto di una band senza supporto a 32€ non è per niente economico, soprattutto se ti eri cacciato in testa l’idea di comprarti un bel souvenir della serata, tipo un ciddì o la locandina dell'evento… Col senno di poi, ho fatto strabene a decidere di andarci; poche volte un concerto di tali dimensioni mi ha preso e sbattuto a terra in questo modo. Non che mi sia scatenato e fatto il pazzo sotto palco, ormai non ci penso più... inoltre il contatto fisico con gli sconosciuti mi rende particolarmente insofferente e aggressivo, sto invecchiando e l’intolleranza avanza. Quello che mi è capitato ieri sera è proprio un orgasmo di sensazioni!

Nessuna band in apertura, l’attesa si fa pesante: caldo, ventilazione quasi nulla e birre schifose (alla spina sì, ma quasi calde e a prezzi osceni) hanno abbassato il livello di preparazione, propedeutica alla serata. Ovviamente c’erano anche le camionette dell’unità cinofila della GdF, la quale non ci ha permesso di avere la libertà di portarci dentro eventuali “compromessi divertenti”… allora l’attesa è stata drammatica. Meno male che si sparano stronzate con gli amici e la birra non manca mai.

Dal boato di benvenuto si capisce che il concerto inizia; subito si nota una cosa incazzevole: dagli spalti in fondo, dove sono io, i suoni non sono proprio il massimo… anzi fanno un po’ schifo a essere onesti. A differenza di lui che ha trovato, scendendo fin quasi sotto palco, suoni strepitosi. Ma ieri sera avevo il culo di piombo e staccarmi da quella sedia non era affatto facile.

Volendo riassumere e spacchettare la serata in tre punti differenti:

1. Musica & Suoni – la musica dei Tool è qualcosa che se ti piace, ti assorbe completamente e il cervello inizia davvero a viaggiare. Ieri sera i suoni non saranno stati il massimo –per me pigro e svaccato sulle seggiole– ma la precisione matematica delle ritmiche, intrecciate alla perfezione con gli effetti visivi dei quattro schermi giganti dietro il palco, hanno trasformato il cervello in una spugna avida di rock e psichedelia. Il nuovo album non ce l’ho ancora quindi non so che pezzi hanno fatto, dovrò procurarmelo e integrarlo al mio DNA come ho fatto con tutti i precedenti, ma da Lateralus ovviamente hanno preso i migliori: in particolare ricordo Parabola che m’ha fatto schizzare la materia grigia fuori dagli occhi e Schism, pazzesca con la sua intricata ritmica che per poco non mi faceva cadere dalla sedia. Poi da Aenima mi pare abbiano preso anche la title track oltre ovviamente a Forty Six & 2, assoluta. Se poi ci mettiamo che in mezzo a Stinkfist e all’inizio di The Grudge, mi pare, questi cosiddetti musicisti (limitativo vero?) ci cacciano dentro degli accessori psichedelici azzeccati e geniali, allora la storia si fa proccupante: non riuscire ad applaudire o ad esultare per l’emozione è una cosa che non mi capitava da qualche anno, ad un concerto così grosso. E a proposito di grosso, ieri sera il Forum era strapieno e calcolando che all’incira fa 8000 persone beh, i Tool cominciano (cominciano??!) a diventare una realtà impressionante e allora forse sono una band da temere, da guardare con rispetto; mi vengono in mente le esplosioni di successo dei Metallica ma non so perché. Credo che il paragone ci stia però.
2. Immagini & Visioni – beh le immagini sono quelle che si vedono in qualche foto, estrapolate dal video che ho girato del pezzo Parabola. Ovviamente il gruppo non suonava in perfetta sintonia e sincronia con le immagini, nono... c’è qualcosa di matematico, di cervellotico nella musica dei Tool che se unita bene ai “visual fx”, riesce a far entrare nel progetto, senza capirci un cazzo e va da sé, però è un’esperienza extra-corporale che lì per lì fa un po’ paura… poi ci prendi gusto, elimini ogni stronzata dal tuo piccolo buco vuoto in testa che ti ostini a chiamare cervello e lasci che le trame e i fotogrammi in sequenza entrino al loro posto. Ora, nella testa, musica e immagini sono recepite come un’unica entità: i colori rosso fuoco si muovono e cambiano con i momenti più energici e potenti, cadenzati da bassi profondi e chitarre con pressione sonora di qualche tonnellata per cm2, e quelli più freddi tipo le sfumature del grigio-verde o blu-azzurro, prendono forma dai momenti più tranquilli e riflessivi in cui la band diventa davvero spaventosa, per le atmosfere che riesce ad evocare.
3. Professione "musicista" – suonare un paio d’ore a quei livelli lo fanno (quasi) tutte le grandi band, vero. Suonare ad un concerto live con il pubblico solo per te, nessuna band di supporto a scaldare l’ambiente prima dell’esibizione principale (voci di corridoio hanno parlato di un’apparizione degli Isis; io ci ho sperato e ne ho avuto paura… che serata sarebbe stata!), e con la gente che inizia a stufarsi della lunga attesa non dev’essere facile, soprattutto quando tutti i presenti si aspettano uno show al di sopra dello standard qualitativo già elevato, che tutti sanno fare già parte della loro attitudine (e mentalità: precisi e matematici su disco, metodici e maniacali on stage). Cioè questi dal vivo rompono il culo, e ieri sera hanno stravinto ogni tipo di scommessa sulla loro esibizione. Cosa che non capita a tutte le grandi band, anzi.

Ora non resta altro da fare che mettere insieme tutti e tre i punti e immaginare lo spettacolo al quale ho assistito ieri sera al DatchForum di Milano.

I AM A TOOL BY THY MUSIC!

lunedì 19 giugno 2006

MUSIC FOR THE HOTTEST DAYS

Una lista di musica che sto ascoltando per refrigerare le idee, oggi mha bollito il cervello al parchello in pausa pranzo, non riuscivo manco a leggere e il libro su cui mi sono buttato si fa leggere piuttosto bene! Quindi caricato l'iCoso me lo sparo nelle orecchie. Ecco quello che n'è uscito:

KYUSS - Welcome To Sky Valley
In celebrazione dell'ultima avvenuta trasformazione di Milano da fresca e verde metropoli primaverile del nord Italia ad opprimente e afoso forno non ventilato con grill innestato. Welcome To Sky Valley, disco del deserto, è adatto a far soffrire ancor di più sotto i raggi cocenti. Visioni mistiche della Death Valley, del Maghreb e del Gobi, dell'Iraq, dove d'estate nel suo deserto si toccano i 65°, e del Sinai.
Gola riarsa, sudore grondante anche da fermi, nessuna voglia di mangiare alcunché, ma solo di farmi una birra ghiacciata strillando "step on, a hundred degrees i'm on my knees... !!!"

ATHEIST - Elements
Come che c'entra col caldo? Ci sono gli ELEMENTI, c'è l'ACQUA, cazzo se c'entra con il caldo!! Eppoi è un disco della madonna, bello da ascoltare e aggressivo quando serve. Metal contaminato con funky e brevi arrangiamenti jazz, e poi ci sono i mitici pezzi "Samba Briza" e "Elements" perdio!

ENNIO MORRICONE - Il Buono Il Brutto Il Cattivo
Il caldo è sempre più opprimente e allora ho messo su un disco proprio per niente ispirato alle storie dei deserti americani... film girato in Spagna ma vabbè, ci si adegua.
Mi ha fatto tornare voglia di tornarci, in mezzo al deserto, nonostante il caldo soffocante.

Le idee le ho refrigerate? No. In compenso, le ho eliminate squagliandole al sole.

venerdì 9 giugno 2006

HOLE IN THE SKY

Ieri passeggiavo tuttotranquillo e (quasi) riappacificato col mondo, mentre sulla strada desolata e assolata infuriava il disco incandescente che tutti noi chiamiamo Sole. Batteva come su un'incudine.

Il mio pensiero stravolto dal caldo, innaffiato di birra e affumicato di verde mi ha spinto a notare che tutt'intorno grossi edifici stanno nascendo come funghi, slanciandosi verso il cielo opprimente; faccio una foto tutta storta.

A mettere l'accento sulla sensazione estranea ci pensa la soundtrack della pausa pranzo: nelle mie orecchie suonano i Black Sabbath, Sabotage, e la canzone Hole In The Sky sembra fatta apposta; da un buco nel cielo il sole incandescente sembra un'esplosione termonucleare sulle nostre teste (a pensarci bene lo è realmente ma preferisco quello che succede nel mio immaginario simil-"The Day After") e il suo accecante flash riverbera negli occhi; la cima della gru sparisce e tutto si fa più bianco, indefinito, sfocato. Sento la cima dei palazzi squagliarsi e cemento fuso al metallo cala sulle strade...

C'è ancora un buco nel cielo, ma nessuno sembra farci tanto caso.

mercoledì 7 giugno 2006

END PROHIBITION NOW! #3

Eccoci alla terza puntata della fine del proibizionismo "War On Drugs".

Ci continuiamo a chiedere il motivo per cui così tanta gente va in overdose di droga, oggi? I tossici consumano più e più droghe ogni giorno, finché i loro corpi non sopportano più le quantità di tale veleno e muoiono. Oppure vanno in overdose perché prendono ciò che nel giro è conosciuto come l’ “hot shot”. Se, per una qualche ragione, chi prepara la droga si distrae mentre mescola la polvere –quasi pura– con un agente da taglio, esagerando con quest’ultimo, si ritrova con una sostanza grumosa, spessa e difficilmente diluibile. A quel punto, alcuni clienti si arrabbieranno molto quando andranno a scoprire che hanno preso più lattosio che eroina. Penseranno che lo spacciatore abbia voluto derubarli, o prenderli in giro. Ma un altro gruppo di clienti, molto più sfortunati, si beccheranno una partita di eroina il cui mix è praticamente quasi esente dell’agente di taglio (l’hot shot). Pertanto, quando andranno a cuocere il mix per iniettarselo pensando che sia puro al 10% (quando veramente si tratta dell’80 o 90%), non si arrabbieranno molto, saranno morti –non ci sarà una seconda opportunità per loro. Ecco perché sentiamo di tantissimi casi dove 5, 10 addirittura 20 persone nella stessa area suburbana vanno in overdose nello stesso giorno. E’ dovuto a partite di droga tagliate male. Quelli che vanno in overdose sono sicuramente i figli di qualcuno –potrebbero essere i miei, o i vostri.

Tipicamente, più il problema è grave, più soldi e polizia ci mettiamo per poterlo risolvere. La polizia di stato, insieme con la locale, non erano gli unici a beneficiare dei grossi introiti che gli venivano offerti per combattere la guerra alle droghe. La DEA aveva circa 3.000 dipendenti, quando fu creata nel 1973 per rimpiazzare il vecchio Dipartimento Droghe Pesanti e Narcotici. Dal 2001 la DEA ha triplicato il suo staff, ma il budget, i soldi che gli diamo per combattere questa guerra fallimentare, è cresciuto di 20 volte –da 75 milioni di dollari del 1973 agli oltre 1,5 miliardi di dollari nel 2001.

A partire dal 1980 abbiamo avuto un nuovo uomo alla guida della Casa Bianca. Il Presidente Ronald Reagan ci disse che stavamo facendo un buon lavoro, arrestando la gente, ma che stavamo anche lavorando nel modo sbagliato. “Vedetela come un’equazione economica,” disse. “State lavorando sulla fornitura arrestando i venditori, mentre dovreste approcciare il lavoro dal fronte della richiesta: arrestate chi utilizza droghe! Se ne arrestate tanti ne spaventerete abbastanza da farli fuggire, e senza utilizzatori non ci saranno venditori.”

Più o meno nello stesso tempo, i politici dissero alla polizia, “Fate semplicemente meglio il vostro lavoro. Arrestate più gente e vi daremo il 100%. Faremo passare la più severa legge mai concepita (il minimo obbligatorio del “tre colpi e sei fuori” –la legge sul terzo crimine commesso che, in pratica, ti condanna all’ergastolo una volta che compi il cosiddetto “terzo colpo”, che sia una rapina a mano armata o un banale furto d’auto). “Rinchiudeteli e gettate via la chiave e il nostro problema sarà risolto”. Bene, rinchiuderli, lo abbiamo fatto –ma il nostro problema non si è risolto, altrimenti non saremo qui a parlarne. Dal 2000 abbiamo triplicato gli arresti che avvenivano nel 1980: stiamo arrestando ora una media di 1 milione e 600 mila persone per crimini di droga non violenti ogni anno –con una piena metà di questi arresti per marijuana, e l’80% è per possesso. Sto sparando un sacco di numeri qui e i numeri al di fuori di un contesto non hanno senso. Ma quante sono 1,6 milioni di persone? Questa è la popolazione dello stato del New Mexico! E allora immaginate che quest’anno noi arrestiamo ogni uomo, donna, bambino e neonato dello stato del New Mexico. E il prossimo anno dobbiamo trovare un altro stato, perché continueremo ad arrestare una media di un milione e mezzo di persone all’anno.
Arresti per crimini di droga non violenti

YEAR Total Drug Arrests Marijuana Traffic/Sale Marijuana Possession
2000 1,579,566 84,271 620,541
1999 1,532,200 84,271 620,541
1998 1,559,100 84,191 598,694
1995 1,476,100 85,614 503,350
1990 1,089,500 66,460 260,390
1980 580,900 63,318 338,664

Sorgente: US Drug Enforcement Administration – Tabella anno 2001

Più di un migliaio di persone furono arrestate come risultato del mio lavoro sotto copertura. Non posso dire quanta di questa gente avrebbe potuto avere una vita normale e produttiva, sono certo che il numero è impressionante. Abbiamo un detto alla LEAP, “Puoi uscire da una dipendenza, ma non uscirai mai da una sentenza”. Una condanna segnerà tutti i giorni della tua vita, perché la tua vita è su un computer. Ogni volta che vai a cercare un lavoro essa ti segue, sta sulla tua testa come una nube minacciosa.
Sapete, potrei conviverci benissimo se contribuisse ad abbassare il livello di morte, malattia, crimine e dipendenza; ma non è così. E le politiche sono così devastanti. Pensate a tutte le persone che conoscete che abbiano mai usato una droga illecita –quindi mettete le droghe dietro queste persone: vedrete una vita comunque produttiva e perfettamente felice. Se non ne conoscete –e ne dubito– posso nominarne io un po’ per voi. Ricordate quel tipo che fu nelle notizie per molto tempo pochi anni fa –quello che fumava erba ma non aspirava? Esatto, il Presidente William J. Clinton! Ma non voglio prendermela con i Democratici. Abbiamo un uomo alla Casa Bianca, oggi, che ha usato droghe: George W. Bush. E i suoi Vice Presidenti, Al Gore e Dan Quail, insieme con il conferenziere della Casa, Newt Gingrich, hanno usato droghe. La lista è molto lunga, troppo, per poterli elencare tutti; ma questi ragazzi hanno almeno due cose in comune: tutti usavano droghe illegali da giovani, e le hanno messe via continuando a diventare dei potenti politici; una volta là, al potere, sono stati tutti colti da una potente forma di amnesia. Si sono dimenticati da dove vengono. Si sono convinti del fatto che la polizia debba arrestare tutti i giovani che fanno le stesse cose che loro combinavano da ragazzi –per garantirgli il potere, preservarli– e fare in modo che questi arresti non vadano mai ad intaccare il livello di successo dell’attuale classe politica.

E cosa abbiamo portato a termine con tutto il nostro duro lavoro e investimenti monetari? Il 5 Febbraio 1994 ho ritagliato una fotografia dal quotidiano New York Times. Catturò la mia vista per una ragione e diverse altre: non c’era alcun articolo ad accompagnarla, solo una foto sepolta a pagina 23 del quotidiano. L’evento si svolse nel quartiere Corona, nel Queens a New York, proprio sotto la strada dove 17 anni prima io sequestrai il più grosso carico di eroina marrone –meno di 8kg… Come potete vedere hanno fatto meglio di me. La didascalia dice, “la polizia e le autorità federali hanno sequestrato 4,800 libbre di cocaina (circa 2,2 tonnellate) per un valore stimato in 350milioni di dollari…”

Nancy Siesel/The New York Times
Cocaine Seized in Industrial Machine Imported from Venezuela The police and Federal authorities recovered 4,800 pounds of cocaine, with an estimated street value of up to $350 million, and arrested four men unpacking the drugs at a warehouse in the Corona section of Queens. Police officers and agents from the United States Customs Service and the Drug Enforcement Administration strained to load the drugs into a truck.




Quasi due tonnellate e mezza di cocaina e, secondo le politiche del New York Times per queste cose all’epoca, neanche un articolo –solo il trafiletto a pag.23 per una settimana. “Come può essere?” vi starete chiedendo. Come può essere che siamo degenerati al punto da interessarci poco o nulla di un sequestro di due tonnellate e passa di cocaina? Vi dirò come. Il perché viene dal fatto che nel 1994 la polizia stava facendo un gran lavoro, per noi della Narcotici, sequestrando regolarmente tonnellate di ciò che non era solo cocaina, ma eroina. Ne stavamo sequestrando talmente tanta, e così spesso, che sembrava che il New York Times non fosse in grado di starci dietro con gli articoli. Quindi, sommariamente, infilavano i trafiletti come sequestri pluri-tonnellate. Come fecero nelle righe del 15 Luglio 1994, di Joseph B. Treaster, “Arrestati tre trafficanti di cocaina, trovata in un Cargo di Newark”, a pagina B3 del New York Times. Mr. Treaster scrisse del sequestro di “tre tonnellate di cocaina a Houston… tre (in più) a San Francisco… Altre cinque a El Paso” –tutte in un periodo di tre mesi. Ed ecco che siete entrati nel disegno –questo è molto molto lontano dai quasi 8kg. Siamo stati inondati di droghe di alto livello.

E come ha aiutato i nostri figli, questa guerra? Ha ridotto la disponibilità e l’uso delle droghe nelle scuole? Quando presento pubblicamente i miei argomenti, chiedo sempre quanta gente conosce chi sia John Walters. Quasi sempre, nessuno lo sa. Dico loro che John Walters è lo “Zar” della droga negli USA –il “Top Cop”– l’unico in carica a coordinare la guerra alle droghe negli Stati Uniti. Ma dico loro anche, che non c’è ragione che debbano sapere chi sia, da quando ogni anno o giù di lì gettiamo gia il vecchio zar e ne facciamo uno nuovo. Questo perchè il precedente non è stato in alcun modo in grado di diminuire il problema droga di questo paese. Comunque, suggerisco al mio pubblico, di non accanirsi troppo su questi zar; gli abbiamo dato un compito impossibile –non possiamo fermare la nostra via d’uscita al problema droga. Così, l’unica cosa che cambia davvero tra il vecchio e il nuovo zar, è che quello nuovo tende a mentire un sacco meglio del precedente. E John Walters ne è la prova. Vorrebbe farvi credere che stiamo vincendo questa guerra. Ha indicato al “Monitoring the Future 2002”7, il più grande studio del governo su usi, attitudini e valori delle scuole superiori americane, studenti universitari, giovani adulti e detto “…questo sondaggio conferma che i nostri sforzi per la prevenzione alle droghe stanno funzionando…”8. Cosa diceva realmente il rapporto? Lo studio asseriva che dopo un periodo di dieci anni, tra il 1991 e il 2002, l’uso di marijuana tra gli studenti in tutte le scuole degli Stati Uniti, di tutti i livelli, è aumentato. E di quanto è aumentato? 30% per l’ultimo anno delle superiori; 65% per gli studenti del secondo anno (il sophomore year); e per l’ultimo anno di scuole medie, un incremento del 88%!9 Come può John Walters dire che questo studio dimostra una vittoria? Potrebbero mai mentirci i “guerrieri delle droghe”?

NOTE:
6 3 Arresti in traffico di cocaina trovata in un cargo a Newark
3 Arrested in Smuggling Cocaine Found in Newark Cargo
di JOSEPH B. TREASTER, New York Times, 15 Luglio, 1994, B3
Martedì sera, Francisco Delgado parcheggiò l’auto, una Lincoln Town, tra la 29a Strada e la Broadway, a Manhattan, e iniziò a camminare.
Ma prima di passare l’isolato gli agenti del servizio di sicurezza lo bloccano.
Gli agenti stavano seguendo il signor Delgado, 48, da un magazzino della sezione Bedford Stuyvesant di Brooklyn, dove hanno affermato di aver visto lui e un altro uomo, Alberto Heraldo, 30, caricare più di 200 libbre di cocaina nel cofano della Lincoln in tre scatole di cartone.
La cocaina, dicono gli ufficiali federali, era la prima ad essere spostata in strada da una spedizione di un carico di oltre tre tonnellate. Il Servizio Cittadino ha detto, ieri, che è stato scoperto in un cargo al Porto di Newark i primi di Maggio. Gli agenti affermano che hanno sorvegliato la cocaina giorno e notte fino all’arresto dei signori Delgado, Heraldo e un altro uomo.
E’ stato il più grande sequestro di cocaina del New Jersey dicono gli ufficiali e il quarto grosso carico sequestrato dai federali negli ultimi due mesi. Gli agenti federali hanno recuperato cinque tonnellate di cocaina a Houston a Maggio, tre tonnellate a San Francisco a Giugno e cinque tonnellate a El Paso la scorsa settimana.
Gli agenti federali del New Jersey affermano che si tratta chiaramente di un eccezionale ammontare di cocaina e che l’importazione, secondo la DEA, è comunque calata del 25% tra il 1992 e il 1993, quando il totale sequestrato fu di 128,374 libbre (62 tonnellate circa).
Ma Thomas A. Constantine, capo della DEA a Washington, ha affermato di non credere che l’ultimo sequestro dimostri un cambio di modus operandi nel traffico da parte dei Colombiani.
“Che noi sappiamo, non c’è nulla che ci indichi una decisione improvvisa nello spostare un carico maggiore di cocaina in un periodo di tempo breve” ha detto.
“Piuttosto”, afferma, “il ritrovamento di un carico così ingente di cocaina in un breve periodo di tempo è più una coincidenza o”, come suggerisce, “una convergenza di informazioni e investigazioni”.
Dati ufficiali ricordano che il più grosso carico di cocaina sequestrata in New Jersey è di 6116 libbre (tre tonnellate circa) trovato quasi 3 anni fa nascosto in recipienti di alluminio stipati nel carico di una nave. La cocaina dell’ultimo caso, 6600 libbre, era stata nascosta, invece, in una spedizione di materiale per tetti e soffitti.

7 Monitorare Il Futuro è uno studio in progressione su qualità, attitudini e valori degli studenti americani delle superiori, studenti universitari e giovani adulti. Ogni anno, un totale di circa 50,000 studenti della Terza Media, del Sophomore Year (seconda superiore) e del Senior Year (anno maturità) viene preso in esame (i maturandi dal 1975, gli altri dal 1991). In aggiunta a ciò, questionari annuali seguenti al sondaggio vengono spediti ad un numero limitato di studenti per ogni classe per un numero di anni dopo la partecipazione iniziale. Il sondaggio annuale dell’anno 2002 è stato seguito dall’Istituto Nazionale di Abuso di Droga e ha tracciato l’uso e il consumo di droghe tra 44,000 studenti di 394 scuole.
http://www.monitoringthefuture.org/data/02data.html
Source: Monitoring the Future, a survey of eighth-, 10th- and 12th-graders done for the United States Department of Health and Human Services.

8 Source: “Drug use on decline for U.S. teens,” Associated Press, Washington, December 16, 2002. http://www.jointogether.org/sa/news/summaries/reader/0%2C1854%2C555848%2C00.html

9 Source: National Survey Results on Drug Use from the Monitoring the Future Study, 1975-1994, 1996, 1997, 2000, and 2001. http://monitoringthefuture.org/pubs.html#monographs

martedì 6 giugno 2006

CALCIO D'INIZIO

I Mondiali di calcio ormai sono in casa di tutti, e il fischio d'inizio ha raggiunto le orecchie anche di chi non voleva sentirlo.

Ma questo è troppo appezzi.

666

Aspettavano questo giorno da anni, mi sa.
Ma anche se no, la veglia di preghiera sarà inutile: troppo tardi, il giorno è arrivato.

Chi abita all'inferno sta già festeggiando, e chi abita in altri luoghi vorrebbe vivere all'inferno, almeno solo per oggi.

Per tutti quelli che amano le teorie di complotto e sulla fine del mondo, nonché del Mille-E-Non-Più-Mille in stile Nostradamus, questo è molto interessante. Ed esilarante, pure.

DOGDAY SOUNDTRACK (again and more)

AMORPHIS - Eclipse
Disco che inganna. Dopo due settimane di tentativi d'ascolto dall'inizio alla fine, ho deciso di abbandonare l'idea di portarlo con me nel mio iPod. Troppo palloso a partire dalla quarta canzone. Le migliori sono assolutamente "Brother Moon" e "Under A Soil And Black Stone". Le altre non mi dispiacciono ma i tempi di Tuonela e Am Universum sono lontani.

EPHEL DUATH - Pain Necessary To Know
Metal, strappi HC, spunti dal Jazz e chitarre un po' noise. Batterista-semidio. Il disco è molto difficile da apprezzare , l'ho trovato un po' ostico nei primi ascolti. Ora invece, il mio iPod lo riproduce almeno una volta al giorno. Come avere tante idee in testa e saperle far fruttare, senza necessariamente avere una tecnica musicale strepitosa derivata da anni di studio. Una delle migliori band di "trovatori musicali" moderni. Italiani.

FELA ANIKOULAPO KUTI & THE AFRICA70
"The underground spiritual game"; così veniva ricordato ogni evento musicale di Fela: le esibizioni sul palco di questo musicista nero con gli oltre 30 partecipanti sul palco erano fenomenali. Nigeriano, morto una decina d'anni fa, fu personaggio scomodo che sin dalla metà degli anni '70, iniziò la sua campagna divulgatrice contro il regime dittatoriale del suo Paese, fomentando rivolte e proteste verso chi il potere se l'era preso con la forza. Voleva il potere al popolo, ma il popolo avrebbe voluto lui al potere. Il potere invece, lo voleva morto. E difatti morì, ma di AIDS. Incursioni musicali nel jazz, nel gospel e nel reggae, con coriste africane (che cantano in africano) e Kuti che canta in inglese con forte accento francese. Famoso per i suoi festini a base di droga e sesso, è stato musicalmente influente in un sacco di generi, tra cui anche il rock. Ha scritto 77 dischi e altre 130eppassa canzoni in collaborazione con artisti di calibro internazionale.

BRUTAL TRUTH - Need To Control
Da quando ho saputo che i Brutal Truth stanno tornando insieme per un tour celebrativo in onore degli EYEHATEGOD, ascolto di continuo divero loro dischi, ma questo soprattutto è il mio preferito. Da qui parte la rivoluzione del grind core moderno, quello della seconda metà dei '90 anticipati di un anno. Era il 1994 quando Dan Lilker mescolò ingredienti derivanti dal punk dei Discharge con ambient/elettronica in un collage in cui compariva anche del death metal. Illuminante e fulminante. Fu anche l'anno in cui li conobbi grazie ad un amico che ascoltava solo questo genere di musica. Ovviamente i testi delle canzoni sono uno sballo, con riferimenti alla cattiva politica, inquinamento sfrenato e stupidità umana dilagante. C'è anche una supercover dei Dead Kennedys, Media Blitz: impareggiabilmente furiosa!

SNOWBLIND #2

E questo è un altro libro, sempre a proposito della simpatica polvere bianca, che ho trovato nella libreria di cui all'articolo precedente.

Psicologia e antropologia, quindi non mi aspetto nulla di semplice, ma da quanto ho avuto modo di capire dai pochi paragrafi letti come accenno, sarà molto interessante. Inoltre è messo giù come un romanzo, dunque pare molto scorrevole.

SNOWBLIND

Questo è un libro che ho trovato ieri in libreria a Roma, appena fuori dalla Stazione Termini.

Per ora ho letto solo i primi due capitoli; una sola cosa è certa: sarà appassionante e agghiacciante.

Caldamente consigliato a tutti quelli che dei complotti fanno una ragione di vita.

lunedì 22 maggio 2006

The Dark Side Of The Moon è il più bel disco rock di sempre.

Per un sacco di anni mi sono chiesto quale sia il disco più bello del mondo. Parecchie volte ho girato la domanda ad amici che come me, sono grandi appassionati di musica; alcuni di loro conoscono talmente tanti dischi da essere in grado di trovare assonanze tra generi musicali all’apparenza diametralmente opposti. Le risposte ovviamente sono tra le più disparate e quella che sento di più è: “Dipende”. Ed è vero! Dopo mesi (inconsciamente, anni… ) di riflessioni, congetture, teorie e ascolti -variegati e più o meno appezzi- sono, credo (forse), giunto alla conclusione che parlare di musica in termini di oggettività ha senso. Siamo d’accordo che il gusto e il piacere provati nell’ascoltare un disco siano assolutamente soggettivi; non si possono però ignorare gli aspetti oggettivi -i parametri puramente tecnici e artistici- di un disco di rilevante importanza storica come questo per l’appunto.

Mentre lo ascoltavo per la centomilionesima volta, The Dark Side Of The Moon ha evidenziato maggiormente proprio gli aspetti oggettivi rispetto alle emozioni scatenate in me ad ogni ascolto precedente, che sono di mia esclusiva proprietà. Come molti prima di me hanno già capito, questo non è solo un bellissimo disco di musica rock e psichedelia; innanzitutto, perché già dal 1972 i Pink Floyd si stavano allontanando dagli schemi rigidi della psichedelia, adottata fino a quel tempo: in TDSOTM le divagazioni strumentali e la psichedelia hanno un collegamento diretto con la musica e gli argomenti dei testi delle canzoni a tal punto che i suoni stessi usati negli effetti rappresentano il concetto dei temi trattati nel disco. Prima del 1973 coi PF di The Piper At The Gates Of Dawn o –peggio– di Umma Gumma, ti ritrovavi nel bel mezzo di dieci minuti di divagazioni soniche, folli e a rischio infarto senza sapere come ci eri finito e dove stavi andando. Nel “disco del prisma” probabilmente la band voleva creare qualcosa di diverso, con mille suoni tutti perfettamente integrati; un disco che non stimolasse solo delle visioni su base psichedelica, sostanzialmente senza riferimenti particolari. C’era l’assurda pretesa di poter costruire un insieme fatto di connessioni “sonico-mentali”, immagini semplici e d’effetto unite a suoni strepitosi, tutto interlacciato in un modo ben preciso e sequenziale. Forse è proprio questo che rende TDSOTM il disco più bello del mondo; il perfetto bilanciamento tra psichedelia e musica: 1. quando la divagazione termina ritrovi sempre la strada che avevi lasciato e 2. la parte non prettamente musicale è breve e mai troppo alienante. Il rischio infarto resta, quello sì.

Forse è il miglior disco di sempre perché la combinazione tra la grafica di copertina e la musica è azzeccata in pieno. Oppure perché il solo di voce in The Great Gig In The Sky è senza ombra di dubbio uno dei più belli, intensi, coinvolgenti ed emozionanti mai sentiti, capace di stimolare forti emozioni, sino ad un potente coinvolgimento fisico. O perché le chitarre, energiche e delicate, sono bene accompagnate da tastiere e pianoforte, sempre presenti ma mai invadenti. Sicuramente tutte queste qualità nel loro insieme contribuiscono, così come i solo di chitarra memorabili, orecchiabili e mai scontati o commerciali si fondono alla perfezione con le ritmiche e la psichedelia. Tutto questo scollega la canzone dall’immaginario collettivo del pezzo rock standard (intro quando c’è → strofa → ritornello → strofa → ritornello → solo → strofa → ritornello → solo finale → outro quando c’è), anche perché in TDSOTM non c’è un vero e proprio finale, nelle canzoni; tutte si susseguono senza interruzioni (tranne quando si deve girare il vinile sul piatto –con il cd questo “problema” non esiste e si può godere appieno della continuità del lavoro). E poi, grazie all’infinita varietà di suoni e frequenze mescolata con l’eccezionale qualità audio, potrebbe benissimo essere il disco ideale per collaudare gli impianti hi-fi; è d’obbligo sottolineare che Alan Parson è il responsabile dei suoni.

TDSOTM è rimasto in classifica più a lungo di tutti, senza alcun rivale: per quattordici anni ai primi posti della Billboard Top 200 e dopo vent’anni –grazie alla Twentieth Anniversary Edition con differente copertina (una foto anziché una illustrazione, curata dal loro storico foto-designer Storm Thorgerson di cui segnalo l’essenziale libro VISIONI, grazie Fede&Sandro!)– tornato al numero uno. Ha venduto circa 34 milioni di copie, più altri due grazie all’edizione per i venti anni, e altri “qualche milione” con l’edizione per i trent’anni in SACD (Super Audio CD). Micacazzi. Lasciamo da parte le grane che già dalla seconda metà degli anni ’70 stavano minando l’integrità della band, le droghe che forse incominciavano a dare i loro frutti sulla psiche di alcuni (Syd Barrett; le prime brutte esperienze giunsero già alla fine dei ’60, dal ‘72 si allontanò dai PF anche se partecipò ad alcune registrazioni –segrete– per TDSOTM, finendo per separarsi in maniera definitiva dalla band verso la fine del 1974 e isolandosi dal mondo pochi mesi più tardi, a causa di gravi disturbi psichici causati da problemi personali e da dosi massicce di LSD. Fu dichiarato scomparso –e morto?– nel 1994), i soldi che avevano già iniziato a minare l’amicizia tra i componenti del gruppo, e tante altre faccende meno note… Insomma, detto questo, i Pink Floyd restano uno dei gruppi più amati del pianeta per maggior tempo. La maggior parte di quelli che adorano i Pink Floyd sperano e chiamano una loro reunion da anni; personalmente spero non avvenga mai, avendo visto com’erano conciati al Live8.

Prima di argomentare i perché secondo me “ The Dark Side…” sia il più bel disco mai scritto, aggiungo che questo è uno dei migliori da ascoltare sotto l’effetto di droghe. Non che sia strettanente necessario ma, si sa che il THC è un ottimo amplificatore di sensazioni. Ascoltare TDSOTM ad alto volume dopo aver fumato è una delle esperienze più coinvolgenti in musica: nessun momento allucinante scatenato da minuti psichedelici selvaggi e folli, niente paranoie da trip; solo emozioni e piacere nell’ascoltare splendidi suoni, e affrontare viaggi infinitamente belli. Il rischio infarto è sempre dietro l’angolo, ci tengo a ricordarlo. Sono convinto del fatto che questo disco (come moltissimi altri dei PF) sia stato scritto con l’aiuto di droghe; pensiamo al momento in cui si svolge la scena rock/psichedelia e al luogo: prima metà degli anni ‘70, Londra (luogo culto della sperimentazione musicale e non, da almeno dieci anni a quella parte). I PF stanno lì, suonano rock psichedelico. Ma non “suonano” e basta: loro immaginano, viaggiano, disegnano, scrivono, sperimentano con suoni e strumenti (vedere il DVD Live At Pompeii per credere –peraltro molto interessante in quanto contenente parte delle registrazioni in studio di TDSOTM), le immagini e gli effetti di luci che li seguono nelle esibizioni live sono stravolgenti, in combinazione con la loro musica. Tutto questo non può essere solo frutto della geniale creatività di un gruppo di persone; per quanta passione, interesse, conoscenza e impegno possano averci messo, la storia di ogni grande musicista dimostra che durante il passaggio attraverso il periodo più creativo e prolifico, tutti hanno fatto uso di droghe almeno per un po’ di tempo. Al di là di questa ultima considerazione, il fatto che TDSOTM sia stato scritto col cervello sfranto è una mia opinione, si capisce; ma nessuno riuscirà a togliermela dalla testa.

Perché ha la migliore combinazione tra copertina e musiche? Esaminando bene l’illustrazione di front cover si nota come essa sia davvero geniale nella sua semplicità: non ci sono foto ad alta risoluzione, effetti fotografici, sovrapposizioni o sofisticherie aliene; è praticamente un disegno, solo in seguito rielaborato fotograficamente per delineare meglio i contorni, di un prisma che assorbe un fascio di luce bianca e la rilancia dal suo lato opposto e nascosto rifrangendola scomposta nei colori fondamentali, risultato della risposta in frequenza della luce. Il colore non è altro che il risultato di un filtro –un qualunque oggetto investito dalla luce– che assorbe determinate frequenze e ne restituisce altre. I nostri occhi ricevono dunque lunghezze d’onda diverse poi elaborate dai cristallini e dai coni dell’iride; il cervello percepisce solo colori diversi, gli arriva cioè il risultato finale del filtraggio. Questo è un motivo in più per considerare in modo concettuale anche la copertina: vedere un solo colore non suscita interesse prolungato ma un’intera gamma di colori riesce ad incantare per minuti interi. Stesso concetto per i suoni nel disco). Ma torniamo al disco; andando ancora più a fondo, la copertina non finisce mai: i raggi colorati proseguono sul retro e vanno a cacciarsi dentro un altro prisma, rovesciato, che ricombina i colori nel fascio bianco e via a seguire. La copertina interna fa proseguire i raggi luminosi come una specie di risposta di un elettrocardiogramma, ricomponendosi all’interno di un altro prisma. Da questo vengono nuovamente sparati in un fascio bianco che entrerà a sua volta nel prisma della copertina frontale, tornando al punto di partenza. Questa è l’evidente connessione alla musica di cui si parlava poco sopra: la continuità tra una traccia e l’altra, senza interruzioni, viene rappresentata da luce bianca → prisma → luce colorata → prisma → luce bianca e così via. I battiti cardiaci dell’intro in Speak To Me – Breathe In The Air (e ripresi nel finale di Brain Damage) sono raffigurati dalla risposta dell’ECG colorato presente nella copertina interna. Altra assonanza: la luce bianca che esplode nel fascio multicolore raffigura l’evoluzione in crescendo dell’intensità (emotiva e fisica) della musica: da semplici note (il raggio bianco) si entra in un insieme musicale dalle molteplici sfumature (l’arcobaleno). Un’ultima cosa, una breve curiosità a proposito della copertina: tra le innumerevoli, la versione russa è una chicca (si tratta dell’elaborazione a mano di una foto ad un vero prisma mentre rifrange la luce, in laboratorio), ma ovviamente non gliene frega un cazzo a nessuno.

Perché avrebbe il giusto bilanciamento tra rock e psichedelia? Nel 1969 un disco da bruciati segnò l’epoca della psichedelia e per certi versi la sua morte, dal momento che oltre quel punto sembrava impossibile proseguire: era Umma Gumma. Altri dischi dei Pink Floyd sono psichedelici, invero ricordiamo molto bene The Piper At The Gates Of Dawn le cui Pow R. TOC H. e ancora di più Interstellar Overdrive, sono in grado ancora oggi di farci fare pericolosi viaggi ad altezze vertiginose ma sono lontani, dalle evoluzioni spaziali di UG. Nel 1973 arriva TDSOTM e tutto cambia: non più quella psichedelia cosmica e un po’ fine a se stessa, sostanzialmente priva di collegamenti visivi con il resto dell’opera musicale. Come già affermato precedentemente, nella nuova esperienza ogni secondo che si allontana dalla musica in quanto tale –e si avvicina a ciò che può essere chiamato “psichedelia” (gli orologi e le sveglie in Time, le tastiere “effettate” di On The Run, i battiti cardiaci di Speak to Me – Breathe In Air)– è in linea con il tema della canzone, e quindi con le musiche stesse. Un altro punto a favore è la durata degli esperimenti sonori; la psichedelia in questo può essere un’arma a doppio taglio: se si insiste troppo sul tasto dell’effetto si rischia di risultare noiosi o peggio, banali e senza fantasia, ripetitivi. In quest’opera nulla dura troppo o troppo poco, i tempi sono calcolati esattamente per lo scopo e niente di più. Ultimo ma non per importanza: la qualità audio! La psichedelia è un rischio anche quando l’audio non è bilanciato alla perfezione: si rischia di incorrere nel brutto effetto che un suono si senta di più o non si senta affatto se non a volumi pazzeschi. La catastrofe è quando l’effetto psichedelico risulta del tutto nullo, essendo presenti tuttavia sia suoni che effetti. L’integrazione tra musica e psichedelia nella giusta misura sembra essere un requisito fondamentale; i Pink Floyd con The Dark Side Of The Moon l’hanno soddisfatto in pieno, anzi meglio dire che i Pink Floyd con Alan Parson hanno centrato l’obiettivo. Non ci riuscirono nella stessa misura, anche se molto avanti per l’epoca, su Umma Gumma: originariamente registrato in Mono e, solo successivi anni dopo, rielaborato in stereofonia, non riuscì a rendere vera giustizia al suo lato “viaggioso”; esistono anche alcune versioni in quadrifonia, tecnologia di settantiana derivazione e oggi quasi completamente dismessa. Forse anche perché non c’era Alan Parson a curare i suoni.

Perché è perfetto dal punto di vista del songwriting? Come ho già tentato di spiegare prima, in TDSOTM tutto è collegato; e la musica è allacciata ai testi. Credo che questo sia il primo disco in cui Roger Waters abbia iniziato a parlare di follia, di conseguenza la band ha agito secondo il suo impulso, associando una musica perfettamente rappresentativa. Vuoi per la storicità dei pezzi, ormai entrati nel DNA di molti; vuoi per la inscindibilità delle tracce del disco; vuoi anche per il fatto che le canzoni stesse non hanno –già detto prima– una struttura classica, una forma stabilita a tavolino… insomma pare proprio che l’intero disco sia una sola canzone con tanti capitoli, paragrafi, note e divagazioni; come un libro. Eccezionalmente, sono riusciti a trasformare semplici melodie in pezzi di storia musicale –come la magnifica Brain Damage ad esempio­– e di diretto impatto già al primo ascolto. Indica una elevata sensibilità musicale in grado di cogliere gli aspetti pop della musica e inserirli in un contesto per niente commerciale. Se non è questo un motivo valido per considerare grande un disco, qual è allora?
Alla fine di tutta questa sbatta, resta una considerazione che potrebbe rendere nullo tutto il ragionamento: molti amano a tal punto un disco (o una sola canzone) fino ad identificarsi in esso; personalmente non so se mi identifico in maniera integrale nel disco qui citato, ma di sicuro è il mio preferito di sempre, non essendo i Pink Floyd la mia band preferita (paradossale? Mica poi tanto… ). Non so se a livello teorico il discorso fatto finora decada al punto da considerare per ognuno di noi un disco preferito al di sopra di tutti gli altri solo in base all’identificazione con esso o ai gusti personali. Bisogna riuscire ad inquadrare i lati oggettivi e tecnici, quelli che tutti possono notare; dunque si ritorna al punto di partenza… The Dark Side Of The Moon è il miglior disco rock di sempre?

mercoledì 17 maggio 2006

ASCOLTI DI GIORNO

Da stamattina girano alcuni dischi sul mio piccì...

CINEMATIC ORCHESTRA - Motion (1999)
Overdose da psichedelia elettronica. Possibile?

HERBIE HANCOCK - Takin' Off (1962)
Quando il jazz decolla... è l'atterraggio che preoccupa.

ISIS - Panopticon (2004)
Cristallino e velato insieme, vertiginosamente alto e abissalmente profondo, essenziale e complesso. Con chitarre da una tonnellata. Aaron Turner m'è sempre piaciuto.

TOM WAITS - Beautiful Maladies, The Island Years (Anthology 1998)
Come si fa a trascorrere una giornata senza aver ascoltato almeno UN PEZZO di Tom Waits? Infatti non si può. "Hang on St. Christopher", "Underground", "Sixteen Shells From A Thirty-Ought Six", "Jockey Full Of Bourbon"... ma c'è qualcuno che mi parla nelle orecchie...

NEUROSIS - Times Of Grace (1999)
E speriamo che il mondo non finisca proprio adesso...

CAN - Ege Bamyasi (1972)
Una latta piena di suoni incredibili. Ma una latta TANTA!!

ZEN GUERRILLA - Shadows On The Sun
Apprezzati troppo tardi (2001), ma sono sempre con me ovunque vada. Punk/rock con profonde radici nel blues, cantato con influenze gospel. Figo, energico, movimentato, ballabile, cantabile, palestrabile, biciclettabile: ci puoi fare il cazzo che vuoi coi dischi degli Zen Guerrilla! Peccato che sia dal 2001 che non fanno un disco...

martedì 16 maggio 2006

AH, L'AMOUR, L'AMOUR... !

Love e i suoi (stretti) confini

giovedì 11 maggio 2006

MARISCOS, CERVEZA Y GAYNA

A distanza di una semana e mezza sto qui a pensare al fantastico e appezzissimo weekend trascorso a Madrid a casa di un amico, aka Mesié. Eravamo in tre, il quarto s’è aggiunto la sera del Venerdì ma poi ci arrivo con calma: Capazzi, Siegheil e il sottoscritto.

Venerdì 28 Aprile. Il giorno della partenza ci troviamo in Cadorna (stazione Ferrovie Nord di Milano) → Aeroporto Malpensa. Il volo era in programma per le 11:20 ma, data la coda di persone in piedi ad aspettare per l’imbarco già mezz’ora prima (curiosi i viaggiatori medi: invece di svaccarsi sulle poltroncine, si piazzano in fila come se qualcuno gli passasse davanti per soffiargli il posto), dato l’orario spostati in avanti di almeno 20 dannati minuti, Sigàl ha la giusta idea di farci una birra, ovviamente una Tennent’s (ringraziando il buon Satana, in bottiglia). Ancora dieci minuti e siamo finalmente a bordo.
Le hostess sono pazzesche, fasciate nei loro casti eppur sensuali vestiti rosso fuoco, lunghi al ginocchio con spacco fino all’alta coscia, abbottonati sul collo con apertura fino all’incrocio dei seni: bastardo chi ha disegnato quegli abiti.
Cerchiamo di darci un tono e parte la seconda birra della giornata; è ancora mezzogiorno, troppo tardi per restare seri.
Nel frattempo il bimbo seduto davanti a noi inizia a lanciarci tovaglioli, prenderci per il culo nel suo incomprensibile linguaggio... insomma faceva il bambino, cos’altro poteva fare?! Era divertente ma i genitori, due fighetti, poco d’accordo lo sgridano di continuo e gli danno del cretino perché gioca con i tasti per chiamare le hostess… a noi stava facendo un gran favore perché era sempre e comunque un belvedere; evidentemente i genitori non si possono scegliere. Simpatico il tipetto però, diventerà un gran bastardo di sicuro!
Si arriva finalmente a Madrid e, dopo circa 250Km di metropolitana arriviamo in Puerta del Sol, ed eccoci la faccia di culo del Mesié ad accoglierci calorosamente. Ci dirigiamo subito all’hostal Faustino (una stella, ma davvero pettinato), sito nel centro storico di Madrid a neanche 500mt da Puerta del Sol e a due minuti a piedi da un qualsiasi posto in cui mangiare e bere.

Appena sistemati ce ne usciamo a far gayna e dopo qualche birra (svariate) e joint venture in piazzette piuttosto movimentate, ci dirigiamo verso la movida madrilena, famosa nel mondo per l’abitudine a tirar tardi. Ora che ci penso, non mi pare di aver mai visto in giro (a parte Barcellona, la quale in ogni caso non raggiunge quei livelli di vita notturna essendo una città votata più alla vita di mare) famiglie con bimbi al seguito in giro alle 2 di notte…
Il Mesié/Cicerone ci porta alla famosa Marisqueria (nome sull’insegna assente, c’è solo scritto “pescheria” ebbellalì -si vede dalla foto): si mangiano gamberi, scampi, mazzancolle, granchi, gamberi, scampi, mazzancolle, granchi, gamb… aemm beh lì dentro si mangia solo questo. Per il momento siamo solo in quattro, il quinto fenomeno (Pistacchio) ci raggiungerà verso le 23 arrivando da Valencia, dove vive.

Perché aspettare tanto? Noi schifosi porci ci spazziamo 3 vassoi da circa 1kgemmezzo l'uno di gamberi, scampi, mazzancol… vabbè, quello. E tanto vino. Oltre la birra di prima, si capisce. Eravamo un po’ distrutti ma pienamente in forma. Incontrammo un solo problema: le famigerate Allucinazioni Da Gambero, note in tutto il mondo come fantastiche visioni bicolori (rosso e bianco, dal gambero) circondate da movimenti acquei e parola sbiascicata. All’arrivo del quinto fetente ci spazziamo un altro vassoio e il cervello e l'oracolo so’ felici. All’indecente prezzo di nemmeno venti soldi a testa ci è parso un buon compromesso per spazzarci ancora un paio di birre prima di dirigerci verso l’hostal.
Quest’ultimo ha quel non-so-che di curioso: il proprietario ci fornisce la chiave d’ingresso per il portone sottostante, per la porta della camera ma NON per quella d’ingresso all’ostello. Quindi lo sfigato si deve alzare ogniqualvolta un emerito stronzo ubriaco si presenta alla porta d’ingresso per entrare. Beh problemi suoi, noi siamo stati fin troppo gentlemen a non presentarci a rate alla porta tipo io alle 2, l’altro alle 2.30 e l’ultimo alle 3… troppa sbatta, ma sarebbe stato divertente.
A breve per la seconda puntata, cioè la giornata di Sabato 29 Aprile.

martedì 9 maggio 2006

SE SEI STUPIDO TI SPOSI

A quanto si legge dall'articolo del link evidenziato nel titolo, se una donna ha un alto QI tende a sposarsi di meno.
Evidentemente la gnoccazzona Sharon Stone (48) che s'è sposata 3 volte ha barato sul suo test del QI, dato che le è stato riscontrato un pesante 154, quasi al livello di Albert Einstein, Enrico Fermi e altri luminari della scienza, nonché del mai troppo compianto scrittore-criminale Edward Bunker, anche lui oltre i 150 punti (e anche lui s'è sposato, anche se al campanello dei passati 60, ma che volete dopo 37 anni passati ad entrare e uscire di galera).

Quindi Sharon Stone è stupida e gnocca, teoria/speranza appoggiata dalla stragrande maggioranza dei maschi porci arrapati?

lunedì 8 maggio 2006

PHIL ANSELMO:ALICE IN CHAINS=PASTA:POMODORO

Se andate a leggervi l'articolo del link (voglia di copy&paste=0) scoprirete quanto possa avere ragione l'equazione del titolo; cioè che Philip Hansen Anselmo (ex-Pantera / Down / Viking Crown / Superjoint Ritual / Iommi / House Of Pain) STA agli Alice In Chains COME la pastasciutta STA al pomodoro. Non s'è capito? Immaginavo...

Ripercorriamo un paio di passi:
1. il cantante (ex) degli AIC, Layne Staley, nel 2002 viene trovato morto nel suo appartamento dopo diversi giorni di ricerche, in stato iniziale di decomposizione, per una sospetta overdose di eroina (anche se nessuno riuscì mai a dimostrare come gli fu possibile iniettarsi tanta eroina in un colpo solo dato che superava, e di molto, i limiti definiti comunemente come overdose - NdA). Aveva una splendida voce e riusciva perfettamente ad inserirla nelle linee melodiche della band; per non parlare delle bellissime liriche che era in grado di comporre.

2. Philip Hansen Anselmo, famoso per la sua militanza nei Pantera, ha anch'egli una gran voce, forse ancora più duttile dello scomparso Layne, se riusciamo a tener presente l'uso che ne ha fatto nei Down o con Tony Iommi. Nel 1996 fu dato clinicamente morto per quasi 20 minuti, in seguito ad una potentissima dose di eroina, poi ripreso, ha -a suo dire- abbandonato l'idea di autodistruzione per dedicarsi anima e corpo alla musica. In un certo senso, è risorto. Ha collaborato con un sacco di musicisti, è proprietario della House Of Shock in Jefferson, LA, è promotore di un bel po' di gayna in quel di New Orleans, sempre LA, ed uno dei personaggi più coerenti, coraggiosi, pericolosi e sfacciati del mondo del metal.
Nonché -forse- il più conosciuto a livello mondiale.

Quindi l'equazione di cui sopra.

Inoltre Phil Anselmo è molto simile a Layne Staley come immagine trasmessa (ma anche reale) nel mondo della musica:
1. entrambi strafattissimi di droghe
2. entrambi cantanti eccezionalmente dotati
3. entrambi scrittori di testi di alto livello sia incazzati sia malinconici
4 entrambi hanno dato, alle band in cui hanno partecipato, notorietà altrimenti probabilmente irraggiungibile
5 entrambi hanno avuto un'infanzia allucinante

Qui il video in cui Phil Anselmo performa il pezzo "Would?" con il resto degli AIC

Detto questo, personalmente sarei felice di avere Phil Anselmo negli Alice In Chains, anche se la reunion di questi ultimi senza Layne mi disturba non poco, al di là del fatto che le reunion mi sono sempre state in culo.

mercoledì 3 maggio 2006

ROMANZO CRIMINALE


Oggi ho voglia di parlare di un film italiano, bellissimo, e a suo modo triste e spietato, quasi malinconico. Romanzo Criminale prende vita dall’omonimo libro di Giancarlo de Cataldo (Giudice presso la Corte d’Assise e sceneggiatore, scrittore di testi teatrali e traduttore) e rappresenta una delle pagine più cruente della storia dell’Italia degli anni ’70. La regia è del grande Michele Placido, la sceneggiatura dello stesso scrittore, che ha improntato il libro già in modo da poter essere facilmente ricostruito in modo cinematografico, probabilmente senza pensarci troppo, grazie alla sua abilità nel costruire storie e personaggi in un modo naturalmente “moviesco”.

Roma, metà degli anni ’70. Ragazzini su un’auto rubata sfondano un posto di blocco dei Carabinieri e vengono inseguiti. Si nascondono, vengono trovati, malmenati dai Carabinieri (ad uno di loro viene fratturata una gamba), gettati in un carcere minorile e lì, trasformati in veri criminali. Erano amici da sempre, veri amici. E la gang criminale più spietata che l’Italia ricordi: la famosa “banda della magliana”.
Lo scopo del film (e del libro) non è fare sensazione, giustizia o vendetta; si raccontano invece le vite vissute e sprecate di giovani intelligenti, a loro modo geniali nel vedere le cose e in grado di organizzarsi a dovere in nome di un’amicizia che non muore nemmeno davanti al tradimento (beh, quasi… ).
“Libanese” (Pierfrancesco Favino) è il personaggio di punta del gruppo di gangster che ha un’idea: impadronirsi di Roma. Non nel senso letterale del termine; lui vuole a tutti i costi essere potente, avere il controllo su tutto ciò che lo circonda di buono e di malvagio, trasformandosi in un assassino con pochi scrupoli. Il resto degli amici, “Dandi” (Claudio Santamaria), “Terribile” (Massimo Popolizio), “Sorcio” (Elio Germano), “Nero” (Riccardo Scamarcio, uno dei volti più interessanti e affascinanti del cinema italiano e attore di grande talento), “La Voce” (Toni Bertorelli) e “Il Freddo” (Kim Rossi Stuart), amico fraterno del Libanese, lo seguono come fidi destrieri, dando tutta l’anima in quello che si rivelerà un successo criminale senza eguali: dei ragazzini sbarbatelli che si trasformano in padroni assoluti del traffico di droga prima e del gioco d’azzardo e della prostituzione poi, diventando a pieno titolo i padroni indiscussi della malavita romana. In seguito il potere acceca alcuni e i primi tradimenti vengono fuori. Prima di tutto ciò, la dimostrazione che si fa sul serio è data dal rapimento del Barone Rosellini, ucciso dal Libanese ancora prima di accordarsi per il riscatto. Loro non vogliono soldi, vogliono fama, gloria e potere. Il commissario Scialoja (Stefano Accorsi) è l’unico che sembra accorgersi che la gang è davvero forte, superano l’immaginazione il traffico e i legami intrecciati con mafia, istituzioni politiche e altre gang. Per questo motivo decide di mettersi sulle tracce della donna del “Dandi”, Patrizia (interpretata dalla splendida Anna Mouglalis), la quale si innamora di lui che a sua volta cede alle irresistibili avances. In realtà lei è una prostituta, pagata dalla gang per fare silenzio e a cui viene regalata una megavilla da gestire come casa chiusa nell’ombra (e anche per deviare alcune piste degli investigatori). Si scatena a questo punto un gran disastro, viene citata anche la strage alla stazione di Bologna del 1980, con chiaro riferimento ai depistaggi per far apparire il tutto come un attentato politico. Finisce che il “Libanese” muore accoltellato per una vincita al poker troppo sostanziosa, sospetta e un battibecco di troppo con il tizio sbagliato (ma invidioso e talmente codardo da colpirlo alle spalle). “Dandi” perde completamente la testa per Patrizia e per la droga, e combina un guaio dopo l’altro. “Terribile” diventa a sua volta il leader della banda, ma è talmente incattivito da anni di guerra e carico di vendetta per la morte del “Libanese” che finisce a sua volta per restarci fregato. La gang non è più la terribile minaccia per la società che era una volta e il “Libanese” riposa in pace in una cripta inaccessibile in territorio Vaticano.
Nel bellissimo finale degno del miglior Pasolini, i ragazzini di una volta si rincorrono, al crepuscolo, e scoprono una vecchia auto scassata e incidentata, vicina ad una baracca dove anni addietro si nascosero dei ladri d’auto forse troppo giovani per le loro marachelle. Improvvisamente un flash e uno di loro ricorda tutto, “Ragazzi scappiamo! Di corsa, via di qui!” E si salvano, scappano da un futuro terribile per loro e l’Italia intera, salvando molte altre vite. Ma la storia non si cambia e resta il dubbio che criminali si nasca davvero: bisogna esserlo dentro. Pare, dal film e dal romanzo, che questi ragazzi fossero vittime di una società ingrata e spietata che non consente sbagli; bambini mascherati da criminali in cerca di una giustizia a loro negata, sin da quella notte sfrenata a bordo di un’auto rubata…