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giovedì 28 giugno 2012

SOLO MACELLO FEST - 26/6/12 @ Magnolia

Benvenuti alla serata che omaggia il metal più intenso, coraggioso, irriwerente (con la W perché ce la mette tutta!) e rumoroso che ci sia. Il Solo Macello Fest, 3a edizione del precedentemente conosciuto festival MiODI (in più che ovvia contrapposizione al MiAMI), si è rivelato una consacrazione: della grande capacità organizzativa, della conoscenza (meglio: cultura musicale!) dei più "infrattati" stili e band, della fantasia e della voglia di divertirsi. Queste qualità ancora contraddistiguono la "nostra gente"; è quella che ama la musica in convivialità, con la gioia di starci dentro (alla scena) ma sempre restando voce fuori dal coro. Nessun'altra mossa o decisione potrebbe riuscire insensata o sbagliata come quella di non essere andati al SM Fest perchè "non conoscevo tutte le band" o "gli organizzatori non sono famosi" o (peggio) "non c'è neanche una pausa tra uno stage e l'altro". Premesso che le motivazioni le ho sentite / lette tutte e tre, mi rendo anche conto che alla fine bisogna fare i conti con le ragnatele nel portafogli, ma per 15 stramaledettissimi € cosa andate cercando in più?
La terza motivazione è la più fuori di testa, oltre che la più frequente.


I primi che ascolto sono i Tons - http://tonsband.com/ - realtà torinese molto interessante, partorita dall'unione post-smembramento di tre band hardcore torinesi cui è stata sapientemente aggiunta una gran dose di ingredienti dello sludge più intenso e sofferente che ricorda molto da vicino gli Iron Monkey, e atmosfere tormentate e cupe del doom inglese. On stage sono capaci di attirare l'attenzione, tenere la scena, e forse addirittura intimidire formazioni più blasonate. Perché? Sono naturali, senza fronzoli (eredità dell'HC), onesti e umili. Imparare da loro è il primo passo per una formazione vincente.

I Big Business - http://bigbigbusiness.com/ - li seguo da lontano, dissetandomi con birra e spulciando dischi nei banchetti, numerosi e forniti di succose novità e delizie del passato. L'effetto dei BB è comunque quello di sempre: un caterpillar che senti avvicinarsi sempre di più e sai che non c'è scampo. Ma li ho già visti 2 o 3 volte, posso dedicarmi ad altro, tanto il frastuono copre anche le turbine dei jet di Linate; li sento da ovunque.

Johnny Mox - http://johnnymox.blogspot.it/ - va seguito: la curiosità che suscita ogni volta che si esibisce si trasforma in stupore per la capacità di catturare l'attenzione con messaggi lanciati al megafono, suoni meccanici ed elettronici, batteria, voce urlata, cantata, sbraitata... E' lampante l'impegno profuso nel cercare qualità nella diversità, con una naturalezza quasi fosse una sua condizione d'essere: è proporre nuove situazioni, seppur legate a quel tipo di musica o (nuovamente, meglio forse) proposta musicale, che identifichi in uno strano derivato dell'hardcore ed unito a dell'elettronica sperimentale. Sul palco sembrano in 10, eppure è uno solo! Bravo davvero!

E' il momento dei Gandhi's Gunn - http://www.gandhisgunn.com/ - gruppo genovese di Metal! Sì, con la "M". Se già il primo disco "Thirtyeahs" mi aveva fatto saltare sulla sedia, il secondo "The Longer The Beard, The Harder The Sound" (uno dei titoli più belli di questo e dello scorso anno) mi ha letteralmente travolto. Bravi sono bravi, lo sappiamo già. In più sono dei bravi ragazzi umili, con la testa sulle spalle e piedi per terra, che sanno tenere la scena. Appunto la scena: granitici, uniti, calpestanti e potenti, il basso di Massimo "Dale P." Perasso  incede senza timori o indugi e trascina i ritmi stoner/doom verso apici urlanti di distorsione dell'unica chitarra (Francesco "Scazzi" Raimondi". La voce di Hobo (Giacomo Boeddu) è potente e calibrata e la batteria di Andrea Tabbi De Bernardi è perfetta, sembra un mammut che calpesta qualcosa, o qualcuno. In un'arena che è tutta per loro, i ragazzi sotto palco sono scatenati, coinvolti, storditi e felici: niente di meglio come risposta, immagino. Stanno diventando una delle realtà italiane più potenti apprezzate anche all'estero; tutto questo ci (gli) fa onore. Ancora di più il fatto che dopo il concerto si scherza e si ride insieme, si fanno due chiacchiere, ci si compra dei vinili al loro stand di dischi... il vero concetto di festival, anzi... di festa della musica potente!

Qui un video della loro performance a cura di Impatto Sonoro

Ma ora c'è da prepararsi. Mi salto a piedi pari Dead Neanderthals e Mombu, perché voglio vedere ancora una volta gli Unsane.
Gli Unsane - http://www.facebook.com/UNSANENYC - sono una delle realtà noise più importanti degli ultimi... boh, vent'anni? Può essere. Comunque sia, sono strafighi, dal vivo spaccano e hanno un frastuono ed un'energia che dilania. Le orecchie non me le sento più, la testa non sta mai ferma, i bassi ti entrano dalla pancia... "Scrape", "Committed", "No Chance" dall'ultimo disco Wreck, "Alleged" con il suo stupendo intro di basso e armonica a bocca, sono solo alcune delle perle che ogni volta Chris Spencer, Dave Curran e Vinnie Signorelli ci regalano. Alcune note penso si siano appollaiate sulle ali di qualche jet in transito, facendo preoccupare i viaggiatori. La prossima volta non salire sull'aereo mentre suonano gli Unsane.

Qui il video della loro performance a cura di Impatto Sonoro

E' il turno delle ultime due band. In ordine, Napalm Death e Grime.

I Napalm Death - http://www.napalmdeath.org/ - non hanno bisogno di presentazioni: sono i Napalm Death, punto. Li ho già visti una dozzina di volte, la prima nel 1991 al Gods Of Grind a Roma con Carcass e Cathedral, e ho un amore smisurato per questa band e i contenuti delle loro canzoni mi emozionano e interessano sempre. Purtroppo questa sera non mi dicono assolutamente nulla, non mi piacciono i suoni e non mi vanno già alcuni pezzi, però Mark "Greenway" Barney dice sempre la sua e le sue dichiarazioni in apertura dei pezzi, chiariscono o pongono interrogativi su alcune situazioni complicate del nostro mondo, e di cui i testi delle canzoni parlano. Chiariamoci: non è il Phil Anselmo del grind, quello che dice è sempre estremamente interessante e non spara cazzate aspettando di provocare reazioni. E' semplicemente un grande personaggio e un bravissimo frontman. Certo che però Shane Embury è sempre più brutto...

In chiusura di serata, attorno alla medianoche, si fanno notare i Grime - http://grime666.bandcamp.com/album/self-titled - realtà tutta italiana di sludge e doom che pesca a piene mani da Church Of Misery, Electric Wizard, Black Breath e altri. Raffinati e ignoranti allo stesso tempo, il terreno e i timpani tremano, un po' per la paura, un po' per il frastuono. Ma la qualità dell'esibizione è superba e molti arrivano alla spicciolata, ancora mentre i Napalm Death suonano. Una domanda mi è sorta spontanea: venivano via dai Napalm Death per merito dei Grime, o per colpa dei Napalm Death? Ovviamente è una domanda provocatoria, immagino nessuna delle due opzioni sia valida, ma intanto c'era un bel pubblico a farsi sfasciare la testa e credo di non essere affatto l'unico ad ammettere che -forse- la loro esibizione sia stata una delle migliori della serata (con Tons, Gandhi's Gunn e Unsane).
Non ci sono purtroppo video disponibili per i Grime, ma qualche foto può dare un'idea.


Non c'è molto altro da dire, o scrivere, o raccontare, se non che rimarrà certamente un gran bel ricordo di una delle situazioni più rilassate, divertenti, conviviali e positive che ho vissuto nella musica in quasi quasi 25 anni di frequentazione. Credo che lo stesso sentimento sia condiviso dalla maggior parte dei frequentatori. So per certo che Solo Macello è strafelice per il risultato e ci dovrà far sapere se la gayna superdotata che tiene ancora a stento nelle mutande è poi esplosa impenitentemente.

venerdì 30 luglio 2010

FAZZO GEZZON

Nuovo (2010) lavoro di una delle desert rock per eccellenza.
Ed è ovviamente un bel disco.
Altrettanto ovviamente si può scaricare da qui


Già che ci siamo, e mi sento buono, consiglio (e mica solo io!) anche questo di cui si vede la copertina qui sopra, scaricandolo da qui

venerdì 23 luglio 2010

Ieri sera al Magnolia suonava un gruppo che chi non conosce dovrebbe conoscere, e chi conosce dovrebbe comprarsi tutto quello che hanno prodotto. I Clutch esistono dai primissimi anni '90 e il loro rock è indubbiamente fondato su un profondo blues. Ma siccome la loro energia e il carisma di Neil Fallon, che dal vivo ha una voce fenomenale, spingono parecchio, sembrano più dei camionisti che piuttosto che salire sul palco con le chitarre, potrebbero benissimo farlo un giorno a sopresa, con il trattore o con un cabinato degli anni '70, di quelli con il motore gigantesco e inquinante, che sputano olio ad ogni cambio marcia ma che sono tanto belli da guardare e da guidare, e il loro rumore è musica. Ecco, così sono i Clutch dal vivo, come un camion bello grosso che ti sgasa la sua potenza dritta in faccia.

Tutti i fantastici pezzi suonati, da "One Eye Dollar" a "Profits Of Doom", "Electric Worry", "Wicker" e passando per un sacco di roba che sta in mezzo, sono stati, chi più chi meno, improvvisati su parecchio blues e proponendo delle versioni coinvolgenti ispirate a vecchi classici della musica tradizionale americana.
Bellissimi gli effetti voce, piazzati lì assolutamente a cazzaccio de cane; divertente il modo di muoversi di Fallon mentre cantando cerca di rappresentare a gesti quello che vuole dire, tipo "aho vià qua!", "ah gran fijo de 'na mignotta", "ma che stai a dì", "mo vengo lì e te rompo er culo", "ammazzate", etc...)
Dei due col cappello invece non ho manco visto che faccia hanno... oddio non sto dicendo che non li ho mai visto, so che faccia hanno, ma si facevano letteralmente i cazzi loro, non si parlavano neanche. Ma va bene lo stesso, il concerto è stato strafantastico, una gayna superdotata, una tonnellata di ignoranza, un paio di bolas, qualche birra, e un baratto a suon di placebo andato a buon fine, dimostrando una volta per tutte che la sostanza placebo non è così inutile come si pensava...
CLUTCH
Strange Cousins From The West



Dato che siamo in tema, pigliatevi il loro ultimo disco, possibilmente in vinile perché è strapettinato con i dischi in oro trasparente e i cartoni interni argentati e confezione gatefold.
Ma intanto scaricatevelo.
Website


martedì 29 giugno 2010

BLACK MATH HORSEMAN

BLACK MATH HORSEMAN
WYLLT
Tee Pee Records - 2009

I Godspeed You Black Emperor con gli Explosions In The Sky, con voce femminile, che si accostano un pochino più al mondo stoner / heavy rock psichedelico? E' possibile, nel cosmo dei Black Math Horseman.

E' un mondo strano e acido, quello creato dai Black Math Horseman. Un universo di melodie ossessive e pesanti che al tempo stesso si presentano sublimi e meravigliose, perché addolcite da quella morbida psichedelia data dalla voce vellutata di Sera Timms, e dalle chitarre di Ian Barry e Bryan Tulao, lontane anni luce dai freakout psichedelici degli anni '70, ma a cui ci riportano così vicini. Lo spazio, diventato liquido e mosso, è composto di sogni immaginati ad occhi aperti, di apocalissi psichiche e allucinazioni fantasmagoriche. I monumentali picchi della trascendenza lirica e musicale del doom più acido e psichedelico, sono innalzati vertiginosamente su un tappeto di suoni elettrici e molto fisici. L'aura eterea che circonda ogni singola nota e l'atmosfera rarefatta vengono brevemente intensificate da esplosioni di chitarre da una tonnellata e gli Explosions In The Sky non si sono mai sentiti così vicini. Un senso di pace si sviluppa tutto attorno al disco, ti avvolge completamente, e alla fine ti lascia quello strano senso di vuoto come qualcosa che manca, e che vorresti tornasse ancora, ancora e ancora...






IYL (se ti piace): Explosions In The Sky / Godspeed You Black Emperor! / The Warlocks
DOWNLOAD

lunedì 28 giugno 2010

VUOI UN MORSO?

VENOMOUS CONCEPT
Poisoned Apple
Century Media Records
Con oltre 20 anni di onorata carriera sulle spalle in band leggendarie dal veemente passato metal e hardcore (Nuclear Assault, Napalm Death, Brutal Truth... ) dai 4 miti del grindcore (Kevin Sharp, Dan Lilker, Danny Herrera, Shane Embury, in quattro fanno un secolo di musica estrema) non ci si poteva aspettare un disco migliore, praticamente azzeccato in tutto. A circa 5 anni se non di più dall'esordio con Retroactive Abortion (titolo geniale!) non è cambiato un cazzo... velocità, ruvidità, batteria impossibile da seguire e precisa al millisecondo (Danny Herrera uber alles!), testi lucidi e impegnati seppur brevissimi e tempo fermo a quello che l'hardcore dev'essere: poche seghe mentali, tanta sostanza. Niente intro, niente assoli, niente ritornelli, niente outro, niente fronzoli o clichè stupidi. Solo tanto contenuto a velocità smodata.
In tempo medio è di un minuto e mezzo a canzone: perfetto!
IYL (se ti piace): Brutal Truth / D.R.I. / hardcore americano

mercoledì 26 maggio 2010

BIG SEXY NOISE



Immaginatevi i Big Black, cacciateci dentro un sax morbido e sensuale, un cantato da una donna con una voce che manco Charles Bukowski de li mejo tempi andati e un mid tempo spaccaossa con bassi belli pieni e tondi. Il tutto suonerà come un blues nero e catramoso dalle esplosioni industrial e arrangiamenti punk che si avvicinano alla performance art. La voce di Lydia (classe '55), chiamata Lunch per la sua capacità di procacciarsi pranzi gratis quando viveva nella casa comune a New York (erano gli anni 70) con altri artisti affamati e mezzi tossici, ha una voce al vetriolo, bassa e cavernosa per una donna ma sexy, terribilimente attraente, mi sbilancio: quasi arrapante! Un disco nero, metropolitano e che toglie il fiato. C'è anche una versione noise di "That Smell" dei Lynyrd Skynyrd che per me è fantasatica ma i gusti so' gusti non cacate il cazzo... e la cover di "Kill Your Sons" scritta da Lou Reed...

Lydia Lunch's Big Sexy Noise, tatuatevelo nel cervello e sul cazzo.

Non conoscete i Big Black? Pentitevi e punitevi.


Siccome mi piace far vedere che il copia e incolla funziona bene anche su questo schifo di blog, ecco i motivi per cui Lydia dovrebbe essere la madre di tutti noi (Jarboe esclusa porcodeddio!!)

Discografia
Musica

Babydoll b/w Freud In Flop, Teenage Jesus & the Jerks (7" / Lust/Unlust, 1979)
Try Me b/w Staircase, Beirut Slump (7" / Lust/Unlust, 1979)
Orphans b/w Less of Me, Teenage Jesus & the Jerks (7" / Migraine, 1979)
Pink, Teenage Jesus & the Jerks (12" / Lust/Unlust, 1979)
Pre-Teenage Jesus, Teenage Jesus & the Jerks (12" / ZE, 1979)
Off White, James White and the Blacks (LP / ZE, 1979; anche accreditata come Stella Rico)
Queen of Siam, solista (LP / ZE, 1979)
Diddy Wah Diddy b/w Dead Me You B-Side, 8-Eyed Spy (7" / Fetish, 1980)
8-Eyed Spy, 8-Eyed Spy (LP / Fetish, 1981)
Live, 8-Eyed Spy (Musicassetta / ROIR, 1981)
Devil Dogs (live in Italia / unreleased, 1981)
13.13, solista (LP / Ruby Records, 1981)
The Agony is the Ectasy, solista (split 12" EP con The Birthday Party / 4AD, 1982)
Some Velvet Morning, con Rowland S. Howard (12" EP / 4AD, 1982)
Der Karibische Western, Die Haut (12" EP, 1982)
Thirsty Animal, Einstürzende Neubauten (12" EP, 1982)
Boy-Girl, Sort Sol (7", 1983)
Dagger & Guitar, Sort Sol (LP, 1983)
In Limbo, con Thurston Moore (12" EP / Widowspeak, 1984)
Death Valley '69, con Sonic Youth (7", 1984)
The Drowning of Lucy Hamilton, con Lucy Hamilton (12" EP / Widowspeak, 1985)
A Dozen Dead Roses, No Trend (LP, 1985)
Heart of Darkness, con No Trend (10" EP / Widowspeak, 1985)
Death Valley '69, con Sonic Youth (12", 1986)
Hysterie, compilation solista 1976-1986 (LP, 1986)
The Crumb, con Thurston Moore (12" EP / Widowspeak, 1987)
Honeymoon In Red, con alcuni componenti dei The Birthday Party (LP, 1987)
Stinkfist, con Clint Ruin (12" EP, 1987)
Naked In Garden Hills, Harry Crews (1987)
Don't Fear the Reaper, con Clint Ruin (12" EP, 1991)
Shotgun Wedding, con Rowland S. Howard (CD, 1991)
A Girl Doesn't Get Killed by a Make Believe Lover...'cuz its Hot!, con My Life With the Thrill Kill Kult (CDS, 1991)
Head On, Die Haut (CD / Triple X, 1992)
Sweat, Die Haut (CD / Triple X, 1992)
Twisted, solista (7", 1992)
Unearthly Delights, solista (7", 1992)
Transmutation + Shotgun Wedding Live in Siberia, con Rowland S. Howard (CD, 1994)
Everything, Teenage Jesus & the Jerks (CD re-issue/ Atavistic, 1995)
Luncheone, 8-Eyed Spy (CD re-issue/ Atavistic, 1995)
No Excuse b/w A Short History of Decay, con Lee Ranaldo) (7" / Figurehead, 1997)
The Desperate Ones, con Glyn Styler) (CD EP / Atavistic, 1997)
York (First Exit To Brooklyn), con The Foetus Symphony Orchestra (CD, 1997)
Matrikamantra, solista (CD, 1997)
Widowspeak: The Original Soundtrack, solista best-of compilation (2CD / NMC, 1998)
Smoke In The Shadows, solista (CD / Atavistic, 2004)


Dischi Parlati
Better An Old Demon Than A New God, Giorno Poetry Systems comp. f/ William S. Burroughs, Psychic TV, Richard Hell e altri (1984)
The Uncensored, solista (1984)
Hard Rock, solista (musicassetta con Michael Gira / Ecstatic Peace, 1984)
Oral Fixation, solista (12", 1988)
Our Fathers who Aren't in Heaven, con Henry Rollins, Hubert Selby Jr. e Don Bajema (1990)
Conspiracy of Women, solista (1990)
South of Your Border, con Emilio Cubeiro (1991)
POW, solista (1992)
Crimes Against Nature, solista raccolta degli altri dischi parlati (Tripple X/Atavistic, 1994)
Rude Hieroglyphics, con Exene Cervenka (Rykodisc, 1995)
Universal Infiltrators, (Atavistic, 1996)
The Devil's Racetrack (2000)


Filmografia
Attrice
She Had Her Gun All Ready, diretto da Vivienne Dick (1978)
Guerillere Talks, diretto da Vivienne Dick (1978)
Black Box, diretto da Scott e Beth B (1979)
Beauty Becomes the Beast, diretto da Vivienne Dick (1979)
The Offenders (1979-1980)
Liberty's Booty (1980)
Subway Riders, diretto da Amos Poe (1981)
The Wild World of Lydia Lunch, diretto da Nick Zedd (1983)
Like Dawn to Dust, diretto da Vivienne Dick (1983)
Vortex, diretto da Scott and Beth B (1983)
Submit to Me, diretto da Richard Kern (1985)
The Right Side of My Brain, diretto da Richard Kern (1985)
Fingered, diretto da Richard Kern (1986)
Submit to Me Now, diretto da Richard Kern (1987)
Mondo New York (1987)
Penn & Teller's Invisible Thread (1987)
Penn & Teller's BBQ Death Squad (198?)
Penn & Teller's Cruel Tricks for Dear Friends (1990)
Thanatopsis, diretto da Beth B (1991)
Visiting Desire (1996)
Power of the Word (1996)
The Heart is Deceitful Above all Things (2004)
Kill Your Idols (2004)
Psychomentsrum (non rilasciato)


Scrittrice
The Right Side of My Brain (1985)
Fingered (1986)


Compositrice
The Offenders (1980)
Vortex (1983) (con John Lurie, Adele Bertei, Pat Place, Beth B e Scott B)
The Right Side of My Brain (1985)
Goodbye 42nd Street (1986)
Fingered (1986)
I Pass for Human (2004)


Sceneggiatrice

Rome 78 (1978)
The Wild World of Lydia Lunch (1983)
Penn & Teller's Cruel Tricks for Dear Friends (1987)
Put More Blood into the Music (1987)
The Gun is Loaded (1988-1989)
The Road to God Knows Where (1990)
Malicious Intent (1990)
The Thunder (1992)
Totem of the Depraved (1996)
Paradoxia (1998)
Kiss My Grits: The Herstory of Women in Punk and Hard Rock (2001)
DIY or Die: How to Survive as an Independent Artist (2002)
Kill Your Idols (2004)


Narratrice

American Fame Part 1: Drowning River Phoenix (2004) Cam Archer
American Fame Part 2 (2004) Cam Archer
Wild Tigers I Have Known Cam Archer )2005)


Bibliografia
Adulterers Anonymous (1982 con Exene Cervenka)
Incriminating Evidence (1992)
Paradoxia; a Predator's Diary (1997)


Fumetti
AS-FIX-E-8 (1990 con Mike Matthews)
Bloodsucker (1992 con Bob Fingerman)
Toxic Gumbo (1998 con Ted McKeever)

mercoledì 5 maggio 2010

TUTTOBLACK

SHINING - Blackjazz
Etichetta: Indie Recordings
Anno: 2010
Genere: metal sperimentale + jazz
Componenti: Jørgen Munkeby – Sax, chitarre, akai ewi / Torstein Lofthus – Batteria / Tor Egil Kreken – Basso / Bernt Moen – Tastiere / Even Helte Hermansen – Chitarre
Se ti piace: John Zorn, Jaga Jazzist, Converge, Enslaved, Zu




Web

Scendi

Ascolto obbligato per chi adora le contaminazioni tra i generi. Qui si trova black metal alternativo (nel senso che non va sempre a mille battute al minuto ma varia parecchio anche nei tempi e nei suoni), jazz storto e melodico (tipo John Zorn o Jaga Jazzist), rabbia, aggressività e molta molta produzione (il cantante Munkeby l'ha prodotto di tasca sua, bravo!).

Io li ascolterei fossi in voi. Fanno PAIURA!

Ovviamente ho anche un video della cover live di 21st Century Schizoid Man, cover dei King Crimson e pezzo geniale che si trova anche sul disco. Ma altrettanto ovviamente su questo blog dimmerda non riesco a caricare video pesanti...

mercoledì 28 aprile 2010

ROADBURN FESTIVAL 2010 - DAY ONE CONTINUED

... quindi dove ero rimasto?

Ancestors - Green Room - 16.15 - 17.15










il loro sound, dal vivo rispecchia piuttosto fedelmente il suonato su disco, ma li ho trovati un po' più pallosi; pezzi di 15-20 minuti, se non hanno dinamicità o variazioni di ritmo, alla fine stancano il cazzo. Bisognava forse che improvisassero un po' di più, ma mi sono comunque piaciuti nell'insieme, e il video psichedelico alle loro spalle ha certamente aggiunto del valore alla scena.
Nonostante su disco mi piacciano, e dal vivo alla fine non li considero negativamente, me ne sono andato dopo 20 minuti, cioè dopo un pezzo e mezzo...
Subito dopo, sul main stage avrebbe suonato la mitica, la divina, la glaciale: Jarboe (" a'ndo stà??!" - cit.). Però francamente, con tutta la green happiness che avevo in corpo, andarmi a far prendere male da uno spettacolo di Jarboe non è che m'andasse proprio a genio... e quindi con gli amici siamo andati al Midi Theatre a vedere un gruppo che mi è rimasto impresso in modo indelebile. All'inizio non sapevo manco chi fossero se non che hanno lo stesso nome di un gruppo svedese di black metal di qualche anno fa; si chiamano Shining, come la luccicanza di Stephen King ripresa da Stanley Kubrick, però più folli, più contorti e certamente più brillanti.

SHINING - Midi Theatre - 17.30 - 18.30


















Superato il primo impatto sonoro (devastante) e cercato, poi trovato, pertugi melodici in cui rifugiarsi nel frattempo che ci si abitua alle melodie oblique e inframezzate da stacchi di puro jazz, anche se molto distorto, devo dire che mi sono piaciuti moltissimo e sono uno dei 5 gruppi che mi hanno emozionato di più. Pezzi come Fisheye, dall'incipit quasi dance e brutale al tempo stesso, o come la magnus opus Blackjazz Deathtrance (una pseudo strumentale davvero incredibile e apparentemente nata da un'improvvisazione), danno proprio la giusta idea di cosa sia Shining: del jazz velocissimo e storto, accostato a suoni e attitudine black metal e suonato con una sensibilità e presenza scenica da veri professionisti. Un po' come se un giorno i Converge più incazzati si mettessero a suonare roba tipo Jaga Jazzist o John Zorn... Soprattutto Jørgen Munkeby (voce, sax, flauto, tastiere, chitarre, eccheccazzo... fai tutto tu?!) dà l'idea di un vero musicista di professione che si è imbarcato nel "metal" estremo arrivando da un mondo un po' più, come dire... d'etichetta. Ma forse è una mia idea, una considerazione a valle del fatto che durante il soundcheck sul palco trasmetteva appunto questa immagine di grande professionista, preciso, metodico, alla ricerca della perfezione in ogni dettaglio, prima di dare inizio alla decostruzione e distruzione sonora. Alla fine è un gruppo che suona da 10 anni e ha sulle spalle mi pare 5 dischi (non faccio il figo che conosco tutti i gruppi, dopo averli visti mi sono documentato) di cui l'ultimo è appunto Black Jazz. Hai voglia alcuni spiritosi sotto palco a chiamare le canzoni dei Kiss... (non ho ancora capito perché). La risposta arriva puntuale e sarcastica: "siamo troppo giovani per conoscere i Kiss, e i Kiss non ci interessano. Ci piace il jazz però, e il metal. Lo volete sentire un po' di jazz... ?" e via a bomba (atomica) su improvvisazioni a bruciapelo che rasentano la follia. Ma il pezzo forte arriva alla fine (e di cui posterò un video appena riesco ad avere il tempo e la pazienza di aspettare l'upload). Una versione apocalittica e geniale, secondo me molto valida dunque, di 21st Century Schizoid Man dei King Crimson, ma suonata più lenta, quasi fosse un pezzo doom: il sax urla e i bassi raschiano il sottosuolo e fanno vibrare le pareti dello stomaco. La voce è ovviamente un rabbioso screaming perfettamente bilanciato con il resto dei suoni, ci va a nozze, e la sezione intermedia della canzone fa spiccare una cifra stilistica degna di band ben più blasonate. Di questa canzone esistono un'infinità di cover suonate da band più o meno famose (personalmente ricordo e apprezzo le versioni di Voivod, Ozzy Osbourne, Flower Travellin' Band, Entombed... ) ma questa finora è la mia preferita. Bravissimi! Peccato che non mi sono fatto prendere dalla tentazione e non ho comprato il vinile, ma per questo c'è ancora tempo...

YOB - Main Stage - 18.45 - 19.45


Degli Yob non ho foto, non ne ho scattata una perché mi hanno sdraiato con la loro psichedelia da acido e distorsioni al limite del comprensibile. Canzoni con strutture melodiche interessanti, tipico del doom psichedelico, lunghissime e con momenti catartici per tutti (sia per chi suona, che per chi ascolta). Molto appassionato il pubblico che però non mi sembra numerosissimo ma, considerato il genere, la "sottanza" in cui ti getta e il fatto che al Midi Theatre suonassero gli Earthless praticamente in contemporanea, forse era del tutto normale. Comunque mi sono piaciuti parecchio, ma come per gli Ancestors, ho avuto quella sensazione di noia, diciamo così, che non mi ha permesso di resistere a lungo in platea. Infatti dopo pochi minuti (una mezz'ora scarsa), sono partito alla volta del Midi Theatre da solo per andarmi a vedere gli Earthless. Gli altri mi avrebbero raggiunto a breve.


Earthless - Midi Theatre - 19.00 - 20.00

Anche agli Earthless non ho scattato una singola foto. Ero troppo preso dalla loro esibizione, ma forse iniziavo anche a sentire un po' di stanchezza unita ad una fame da cavernicolo; alla fine erano quasi 24 ore che non chiudevo occhio, se non quelle due orette scarse in auto dalle 3 alle 5 di mattina... ma per il Mètal questo ed altro ancora: nella mia testa per queste cose ho ancora diciott'anni... ma è il fisico che mi fotte! Ormai non è più abituato a questi ritmi e l'età che avanza si sente. Comunque dicevo? Ah, sì, Earthless... che gruppone!! Allora, per chi non li conosce sono la solita band di heavy rock psichedelico strumentale fra le tante che fa canzoni troppo lunghe. Ma chi li ascolta da un po', come me, e li apprezza, sa che non è così. Sanno unire sapientemente blues, psichedelia, heavy metal, rockandroll tradizionale con una tecnica invidiabile e una dose di umiltà e considerazione dell'opinione del pubblico che secondo me pochi gruppi oggigiorno possono vantare. Ringraziano, fanno inchini, mantengono un profilo basso da musicisti puri che suonano per vera e trascinante passione e non (solo) per spettacolo o per accaparrarsi le simpatie del pubblico; il loro genere non glielo consentirebbe in ogni caso, con dischi di 3 pezzi da 25 minuti l'uno è tutto un programma. Il sound è chiaro, cristallino; la pulizia dei passaggi è imbarazzante, sembra di ascoltare un loro disco... non sbagliano un colpo e la gente sotto palco è letteralmente impazzita di gioia. Anche ai miei due compagni di ventura è piaciuto molto il concerto degli Earthless ma non so ancora come si posiziona nella loro classifica personale. Io in quel momento della serata non lo so ancora, ma alla fine della 3 giorni si piazzano al 2° posto di tutti i gruppi visti al Road(s)burn. Ovviamente gli ho comprato 2 vinili (Rhythms From A Cosmic Sky e un EP con vinile colorato blu trasparente di cui ignoro il titolo, edizione limitata 300 copie) che si aggiungono al vinile del Live At Roadburn del 2008. Lo so, sono un ragazzino. Ma voi cos'avreste fatto?! Stronzi...
EYEHATEGOD - Main Stage - 20.10 - 21.10

























Dopo gli Earthless non c'è neanche il tempo di farsi un bòlasino, si hanno 10 minuti scarsi per correre al Main Stage dello 013 (il circuito principale) per andare a vedere uno dei gruppi grazie al quale e per colpa del quale io e la maggior parte dei coetanei appassionati di metal siamo creciuti così. Si tratta forse della band più controversa, estrema, autolesionista, pessimista ed eroinomane che sia mai apparsa nel Sud degli Stati Uniti e in tutto il genere definito Sludge. Hanno suonato tutti i pezzi più storici, tutti incazzati neri, sembrano dei pischelli di 25 anni e invece passano abbondantemente i 40, si sono schizzati in vena ettolitri di eroina, fumato quintali di erba e bevuto camion di whiskey, ma sono ancora lì: forti come una montagna, potenti come un terremoto, emozionanti come solo una band di sofferente sludge sa essere. Mike Williams è sofferente sul palco, ma non perché non ce la fa, piuttosto perché è nella parte, lui "sente" lo sludge e io soffro con e per lui. Jimmy Bower "Power" (batteria nei Corrosion Of Conformity e collaborazioni varie) è alla chitarra e io sono un bambino alle elementari che vede la figa per la prima volta... non che non l'abbia mai visto da vivo, Bower Power, è solo che non avevo mai visto gli EYEHATEGOD e quindi di conseguenza la formazione originale mi riporta a 20 anni fa... lacrime e sorrisi, gioia e dolore, sangue e merda...

Onestamente, dopo gli EHG visti a valle degli Earthless che hanno seguìto gli Yob che erano dopo gli Shining, avevo una gayna superdotata che andava in qualche modo smorzata o soffocata... sennò rischiavo di farmi una sega in corridoio tra la Green Room e la Bat Cave. Quindi saluto gli altri due che si andavano a vedere gli Enslaved, che a me non interessano; decido infatti di riposarmi un po' con il finale dei Mouth Of The Architect in Green Room (in programma tra le 20.45 e le 21.45) e il soundcheck di Monarch, sempre in Green Room dalle 22.15 alle 23.15. Mi è sembrata una band di pseudo black metal sperimentale e molto psichedelico, con una cantante donna che più che cantare mi sembrava boccheggiare... mi han fatto cagare e un po' di gayna me l'hanno smorzata. Vado però lo stesso al Grass Company a procurarmi del prodotto da noi illegale e fumarmelo con gran piacere e gioia nel cuore mentre torno verso lo 013, poichè di lì a qualche minuto avrebbero suonato uno dei miei gruppi preferiti di sempre, i GOATSNAKE!

GOATSNAKE - Main Stage - 23.15 - 00.30

Dei Goatsnake non ho scattato una cazzo di foto perché ero stonatissimo, sarebbero venute tutte male e poi ero deciso a seguirmi bene il concerto perché le loro canzoni mi sono sempre piaciute, tutte. Mister Greg Anderson suonava una chitarra con una distorsione tale da sembrare una turbina di un aereo amplificata da un Sunn Amp sparato a 11 su una scala di 10, oppure una grossa presa per il culo perché copriva un sacco di altra roba. La voce, perfetta e limpida, di Pete Stahl invece spicca chiaramente e si sente molto bene. Lui è felicissimo, padrone del palco, e vestito in un modo che non c'entra un cazzo con niente, nè coll'ambiente di cui fa parte (e di cui ha fatto parte della storia), nè con la musica che suonano i Goatsnake (una voce pulita e limpida, intonata e potente, nel doom americano?! naa... e invece ci è sempre stata alla grande!). Si presenta con pantaloni larghi e comodi, di un marrone scuro, maglia girocollo e giubbotto in pelle marrone tipo Schott, e scarpe in tinta, berretto tipo scoppola sul cranio pelato. Mi pare avesse anche degli occhiali da sole ma non ci giurerei... Comunque suonano tutto ciò che il pubblico conosce maggiormente: Innocent, Mower, Easy Greasy, Prayer For A Dying, Flower Of Disease, El Coyote, A Truckload Of Mama's Muffins... tutti suonati alla stragrande, cantati benissimo e il pubblico in visibilio ha salutato quasi commosso. Io ero davvero appezzi, le 2 ore scarse di sonno ormai mi avevano afferrato per il cervello che non ragionava più, e a stento mi sono reso conto che ormai la serata stava per finire... Ci sarebbero stati altri due gruppi che m'interessava di vedere. Uno era Firebird, però visti al Magnolia mesi fa e quindi ricordo ancora fresco, e poi non è che mi facciano impazzire. L'altro Samsara Blues Experiment, mai sentiti prima e quindi molto propenso a vederli. Ma anche gli altri erano distrutti e qualche ora di sonno ci avrebbe certamente fornito quella carica necessaria ad affrontare il giorno successivo che, apparentemente sembrava faticoso, ma invece poi...

mercoledì 21 aprile 2010

ROADBURN FESTIVAL 2010 - DAY ONE

ROADBURN 2010
Chi si spara il Roadburn Festival per la prima volta vive un'esperienza simile a quella di un bambino delle elementari che viene portato in gita fuori città: indimenticabile (almeno per me, sono indimenticabili entrambe le esperienze). Io ho appunto visto il Roadburn per la prima volta. Non è detto che sia l'ultima ma non so ancora quando sarà la prossima.
La sera prima, serata MacelloMagnolia con la cricca di SoloMacello, si vedono i Karma To Burn al Magnolia che poi suoneranno anche al Roadburn. Finito il concerto SoloMacello mette un po' di musica e poi si va verso Orio al Serio in uno stato sognante e un po' traballante per la stanchezza.

Parcheggiamo in un punto da cui è possibile raggiungere velocemente i gates e dopo averne acceso e fumato uno bello grosso, ci si addormenta sui sedili alla brutt'addio. Per me è facilissimo addormentarmi, ho una grande capacità di isolamento nel torpore cerebrale. Gli altri due faticano un po'... uno ha sete e non trova l'acqua (infatti ce l'ho io), l'altro invece si sveglia di soprassalto in una specie di flashback dal sonno: aveva gli svarioni e non riusciva a restare addormentato (questa non l'avevo mai sentita ma mi è sembrata credibile).

La mattina, o meglio due ore dopo, ci si sveglia come ci fosse passato sopra un camion di sabbia, facendo anche retromarcia. Siamo LEGGERMENTE assonnati ma sappiamo che il Roadburn è sempre più vicino e che le possibilità saranno infinite; non sappiamo ancora ovviamente nulla di quanto sta per accadere nel resto dell'Europa e del mondo intero quindi siamo tranquilli, sereni e spensierati appunto come dei bambini che vanno in gita: pronti a divertirsi!
Il volo è ovviamente zeppo di giovani intraprendenti che puntano verso l'Olanda. In questo periodo dell'anno forse Eindhoven registra più ingressi di Schipol Amsterdam proprio per via del Roadburn, ma non sono le statistiche aeroportuali ad interessarci. Perlomeno T. è più interessato (ma farei meglio a scrivere disturbato, o distratto, interferito) dalla voce sgradevole e insistente di un idiota seduto davanti a lui che non solo non sta zitto un secondo e parla ad alta voce ma dice e racconta cose senza senso, frivole e sceme. Mi sa che era la prima volta che prendeva l'aereo. L. invece sembra più interessato dalla tipa che gli siede di fianco, una bella biondina... non gli ho mai chiesto spiegazioni perché l'ho dimenticata appena ho chiuso gli occhi per dormire.

Atterraggio: ovvii e sprecati gli applausi dei passeggeri italiani, com'è ovvia la voce dello stronzo scemo che commenta ogni cosa, anche il vento che soffia da nord e s'insinua gelido sotto le magliette forse troppo leggere. Noi non ci facciamo intimorire di certo, siamo dei metallari e anche se io sono un po' sottopeso, il freddo a queste condizioni non mi tange minimamente. Ma ho fame, e un sonno devastante.

Ci rechiamo verso i bus, ne pigliamo uno che va in centro e poi ci dirigiamo verso l'albergo a piedi. Sembra una bella giornata, c'è un bel fresco nordico temperato dal sole caldo ma all'ombra le mie braccia sembrano pelle di gallina, con puntini minuscoli che indicano che il mio fisico non è abituato alle primavere del nord Europa. Intanto comincio a guardarmi attorno con gli occhi da sveglio, e mi accorgo che la città non mi piace per niente. Pulita è pulita, ordinata lo è di certo; ma c'è qualcosa che me la fa sembrare finta, preconfezionata, costruita un po' troppo a tavolino con le sue casette a schiera tutte uguali con giardinetti identici dalle piante di forme somiglianti e dai colori però sgargianti e allegri. Tutto il resto è marrone (tetti spioventi delle case), marroncino o rosso terracotta (i mattoncini dei muri delle case), grigio o bianco (i telai delle finestre, grandissime per attirare tanta luce, e di alcune case in legno), blu intenso (il cielo), verde e un'infinità di colori (i prati e i giardini costellati di fiori e bulbi dalle tonalità accese e intense)... Ma mi fa cacare lo stesso, mi spiace; io sono per città come Barcellona, Milano, Roma, Parigi, Madrid, Amsterdam... Posti che hanno qualche angolo sporco, vissuto, qualche pisciata sui muri, mozziconi di sigaretta in un vaso. Sbadatezze, distrazioni o maleducazioni umane che rendono vive le nostre città.

Dopo queste considerazioni DAVVERO utili - che comunque mi sembra di aver tenuto per me, non ricordo... -, finalmente arriviamo alla stazione dei treni di Eindhoven, da cui a piedi raggiungiamo facilmente il nostro albergo. Si trova in una zona decentrata ma comunque vicinissima al centro, un po' come se io affittassi una stanza sui Navigli di Milano: in centro ci arrivi in 5 minuti a piedi. Solo che lì devi stare attento alle biciclette, come ad Amsterdam, e alle gnocche che bevono birra mentre vanno in bici in minigonna e contromano ("la donna perfetta" - cit.) e ai negri biruotati.
Chiediamo della stanza, soprattutto se è possibile fare un early check in e avere la stanza prima delle 3, visto che il Roadburn inizia alle 4.30 e prima vorremmo riprenderci un attimo, per non pagare lo scotto di arrivare a sera tardi in stato frantumato e non capire un cazzo di quello che succede sul palco. Che poi alla fine accadrà esattamente questo (non capiremo un cazzo), ma noi non lo sappiamo ancora; o almeno, io non lo so ancora...

Ovviamente (ce lo aspettavamo) la stanza a quell'ora non ce la possono dare: le teste di cazzo che la occupano non si sono ancora sciolte dai coglioni. Potremmo scioglierli noi nell'acido e liberare la stanza, disinfettandola anche, ma è troppo laborioso quindi decidiamo di farci un giro per cercare di mangiare qualcosa e poi tornare in stanza. Infatti finalmente alle 2 decidono che è il caso di darcela, visto che i vegliardi occupanti si sono levati di torno.

Dopo una doccia davvero rapida in cui mi lesso un piede 'che non m'aspettavo un'acqua a temperatura ustionante raggiunta in appena un paio di secondi, ci prepariamo e andiamo in stazione per raggiungere Tilburg e prendere posto all'evento musicale (per noi) dell'anno.

A QUESTO PUNTO IL ROADBURN FESTIVAL 2010 HA UFFICIALMENTE INIZIO!

Tilburg è molto carina, meglio di Eindhoven e il fatto che ci sia il Roadburn credo aiuti, ma a me sembra migliore. Dalla stazione 5 minuti a piedi e si raggiunge, nell'ordine:
1. The Grass Company dove si fanno ottimi acquisti che da noi sono illegali
2. Il palazzetto dove si tiene il Roadburn
3. La Gayna Totale
Infatti il programma che ci viene consegnato è tutto un programma


Primo gruppo è sul Main Stage, dove ci posizioniamo comodi in platea, nella parte alta del teatro.

KYLESA - Main Stage











Secondo gruppo che ci spariamo in direttissima nemmeno il tempo di pisciare

ANCESTORS - Green Room











Però ora mi son rotto il cazzo di scrivere... riprendo a breve...

lunedì 12 aprile 2010

-3

SIENA ROOT - Kaleidoscope
Etichetta: Nasoni Records
Anno: 2006
Luogo: Stoccolma (Svezia)
Genere: heavy rock psichedelico
Se ti piace: Southfork, Graveyard, Grand Magus, Spiritual Beggars...




Scndl

WWW

A tre giorni dal fottuto Roadburn in Olanda, ascolto solo band di heavy rock psichedelico. Oggi mi ha stupito e colpito questa: Siena Root. Per due motivi; il primo il nome: che cazzo avrà da chiamarsi, una band svedese, col nome di una città italiana con cui Stoccolma non ha niente a che fare se non l'iniziale della parola? Due: il genere è smaccatamente anni '70, una copia elegante e groovy dei Led Zeppelin e dei Deep Purple, con meno fronzoli e più fraseggi, più giri blues e begli assoli. Anzi mi ha colpito un'altra cosa: cantante sconosciuta, voce incredibile e presenza interessante (vedere il video al Roadburn nel 2007 o il live del Blues 276 a Rockpalast, miscredenti).

Video live al Roadburn 2007

Live at Rockpalast, Blues 276

mercoledì 10 marzo 2010

UPGRADE FROM VER-RM/1.0 TO VER-RM/2.0

RADIO MOSCOW - s/t
Etichetta: Alive Records
Anno: 2007
Luogo: USA, Stati centrali
Genere: hard blues / psichedelia / jamming session
Se ti piace: Blue Cheer / Mountain / Hawkwind / Fleetwood Mac / The Allman Brothers Band


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Il primo LP di Radio Moscow può essere descritto così: bluesy, heavy, melodico, intenso e sudato. Vederli improvvisare dal vivo alla serata MacelloMagnolia (video numero 1) è stata un'esperienza, anche se erano di apertura ai maestosi White Hills che con la psichedelia e le jamming session di mezz'ora sul palco ci si fanno in vena. Radio Moscow è trascinamento, groove, suoni poderosi senza sconfinare nella distorsione cieca, assoli unici e intensi anche se sembrano già sentiti, ma probabilmente questa sensazione è dovuta dal fatto che sembrano sputati fuori dagli anni '70 e sin da subito abbiano avuto chiaro come si usano gli strumenti di oggi...

Commenti alla serata MacelloMagnolia White Hills + Radio Moscow


RADIO MOSCOW - Brain Cycles
Etichetta: Alive Records
Anno: 2009
Luogo: USA, Stati centrali
Genere: hard blues / psichedelia / jamming session

Se ti piace: Blue Cheer / Mountain / Hawkwind / Fleetwood Mac / The Allman Brothers Band


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Sembra di ascoltare, in molti punti del disco, degli spezzoni di Sunshine of your love o quella roba degli anni '70 che piaceva tanto ad alcuni dei nostri genitori (perlomeno a quelli più svegli). Appesantita dai suoni di oggi, certo. Più intensa per gli assoli strepitosi che riescono a tirar fuori, sicuramente. Ma dietro tutto questo ci sono passione per la musica degli anni '70 e per il blues.
Il secondo disco dei Radio Moscow è potenzialmente un successone, ma credo che molti snobberanno questo LP per andarsi a pigliare qualche stronzata che il negozio di fiducia propina per arrivare a fine mese.

SVEZIA IMBOTTITA DI BOLAS


DUNGEN - Ta Det Lugnt
Etichetta: Memphis Industries
Anno: 2005
Genere: rock psichedelico / jamming session / seventies folk

Se ti piace: Pink Floyd, Radio Moscow, White Hills, Southfork, Led Zeppelin, 13th Floor Elevator



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Ne avevo già parlato qui, di questa band molto interessante proveniente da Vastergotland, Svezia. Il precedente a "4" mi è arrivato per vie traverse, andando a cercare sul web possibili evoluzioni del gruppo e invece sono caduto nel loro passato.
Il lavoro è superbo, cristallino, rotondo e godibilissimo in momenti di puro relax. Come fosse una medicina.
Anche qui è presente molta psichedelia, invadente come in "4" ma sempre digeribile e attentamente studiata per essere appropriata al contesto. Mai fuori tema dunque.
Io questo gruppo prima o poi devo riuscire a vederlo dal vivo...

martedì 2 febbraio 2010

MILIONI DI MORTI TRA UN PO'

TORTOISE - Millions Now Living Will Never Die
Etichetta: Thrill Jockey
Anno: 1996
Luogo:
Genere: post rock
Se ti piace: Isis, Tristeza, Mogwai...



Se non lo scendi sei un pazzo

Il post rock dei Tortoise è una ficata. Il post rock dei Tortoise esplora territori in cui pochissime altre band hanno osato avventurarsi (una ripetitività di melodie e di giri che a volte sfiora la psichedelia). Il post rock dei Tortoise forse non vende come quello degli Isis, più bravi a catturare l'attenzione con melodie molto raffinate e suoni davvero pieni e corposi, ma ha influenzato molte band. Tuttora, queste godono di un successo enorme, relativamente parlando, ma evitano il discorso e di conseguenza il pagamento del giusto tributo, buttando dentro i loro dischi influenze più estreme. Ma alla fine, sempre e comunque di Tortoise si tratta.

venerdì 29 gennaio 2010

A SANGUE FREDDO

IL TEATRO DEGLI ORRORI - A Sangue Freddo
Etichetta: La Tempesta
Anno: 2009
Genere: indie / noise / alternative

Scendilo






Se, alla prima uscita, la band è riuscita a sfornare un disco maturo abbastanza da preoccupare artisti più blasonati, il secondo capitolo a seguire fa davvero venire i complessi di inferiorità...
Con il suo cantato misto fra parlato e poetico, Pierpaolo Capovilla affronta temi scomodi e difficili come il terzo mondo, il razzismo, le ingiustizie impunite delle grandi corporazioni multinazionali, degli omicidi a sfondo socio-politico, e semplicemente di sentimenti, di vita di ogni giorno, di rapporto padre-figlio, di felicità e di amore.
Nonostante l'aggressività, lo spessore umano dei testi e delle musiche fa di questo lavoro un disco alla portata di chiunque ami le parole, di tutti quelli che quando ascoltano un testo non badano solo al contenuto ma anche alla forma; le parole usate hanno quella forma arcaica e costruita in un modo che definirei anche letterario, formale, eppure in un certo modo anche divertente, con pensieri e considerazioni a voce alta.

mercoledì 13 gennaio 2010

NEW WAVE OF FUCKING SLUDGE

IRON MONKEY - s/t

Etichetta/Anno: Union Mill (1995) / Earache (ristampa 1996)
Luogo: Nottingham, UK
Componenti: Justin Greaves (batteria, ex-Bradworthy, ex-Borknagar, oggi Electric Wizard e Crippled Black Phoenix + superprogetto Teeth Of Lions Rule The Divine), Johnny Morrow (voce - morto), Jim Rushby (chitarra), Steve Watson (chitarra, ex-Cerebral Fix) and Doug Dalziel (Bass, ex-Ironside).
Genere: sludge
Se ti piace: Eyehategod, Down, Crowbar
Scarica Iron Monkey
Iron Monkey non è solo un nome (IL nome) per lo sludge degli anni '90 che definì un nuovo standard per la musica estrema e ruggente, graffiante. Iron Monkey è un simbolo. Chiamatelo autolesionismo, autodistruzione, rabbia, dolore, sofferenza, sfortuna, malattia (il fottuto diabete di Johnny Morrow, scomparso nel 2002 e a cui decine di band hanno dedicato negli anni dischi o tributi)... Fate come volete, ma questa è la band che più di tutte (forse a pari merito con gli americani Eyehategod) hanno concretizzato il concetto di (auto)distruzione sonora e musicale. Hanno scritto canzoni talmente semplici eppure talmente potenti da far tremare i ponti, e vacillare la credibilità di musicisti più blasonati. Hanno in parte rivoluzionato il concetto di musica pesante rivoltandolo come un calzino usato. Hanno inciso solo due dischi, questo e Our Problem, ancora più pettinato (che posterò dopo). In più hanno uno split con Church Of Misery su Man's Ruin, abbastanza introvabile e un live di pezzi rari del 2003 intitolato (a ragione) Ruined By Idiots, su Maniac Beast Records




giovedì 22 ottobre 2009

RAVJUNK - Pettinerie svedesi, strajamming sessions, delicatessen, psycho lullabies, John Mayall e varie ed eventuali

RAVJUNK - Uppsala Stadshotell Brinner

Luogo: Uppsala, Svezia
Anno: 2007, riedizione dell'originale del 1977
Etichetta:
Genere: rock and roll, blues, jam sessions, punk

Scaricalo







Le cose che m'arrazzano di questo disco sono due:
1. un lupo in copertina
2. il tono scazzato e strilloso di tutti i pezzi, compresi i blues ignoranti
Si inizia subito con una chiara dichiarazione di intenti: Sherry, Vermouth, Vin & Öl. Ecco fatto. Tutti sbronzi sin dall'inizio, ovviamente aggiungo io.
La title track è una improvvisazione di solo per chitarra su un giro di basso piuttosto voluttuoso e ripetitivo, quasi ossessivo, ma ritmico e piacevole.
Säg Mig Andersson è secondo me un pezzo fortissimo. E mi dovete dire chi l'ha scritto, suonato per la prima volta e il titolo originale. Vi dò un indizio, pezzenti che non siete altro:
è di qualche decennio fa, di uno dei più grandi bluesmen ora ultrasettantenne.
Naturbarn è una bonus track, una specie di suite che spazia dal blues al rock ruvido e distorto fino ad incursioni abbastanza frequenti nel punk degli anni '70. Quello che mi fa sbrodolare però è l'assolo infinito che parte sin dall'inizio, è una roba assolutamente geniale e perfetta nel contesto improvvisazione.
Le tracce davvero lunghe sono 4, tutte oltre i 10 minuti, una (Naturbarn) di oltre 20. Una mazzata solo loro, ma si ascoltano con mucho gusto.
Ma io voglio vedere se qualcuno mi riconosce di chi è il bluesaccio che qui è marcissimo!

venerdì 28 agosto 2009

MTB SULL'APPENNINO TOSCO-ROMAGNOLO parte 2/2

Seconda e ultima puntata della pedalata più lunga del secolo! (volevo dire settimana... )
La mattina si parte di buon'ora, tipo alle 9.30.
Prima tappa OBBLIGATA, il forno di Premilcuore dove vendono una schiacciata con le olive equiparabile a quella di Recco (GE), solo che, siccome qua non siamo in Liguria e la gente non è notoriamente TIRCHIA, la focaccia è gigantesca, fresca, morbida, buona e poco costosa. Ma soprattutto quasi non arriva a fine mattinata perché ne sgancio dei morsi anche mentre pedalo!
Si va, di nuovo (ecchettelodicoaffare... ) in salita. Stavolta però, anche se malmessa, la strada è asfaltata e si sale tranquilli. Io però, complici le cipolle di contorno alla carne della sera prima (e un po' anche il vino molto buono) mi sento le gambe pesanti, lente. Cerco di tenere botta e alla fine mi sudo tutto in mezz'ora e torno fresco freschissimo.
Superiamo un altro ciclista che sale tranquillo, ci saluta cordialmente e proseguiamo per la nostra strada. Dopo poco si unirà a noi alla prima sosta.
Biker aggiunto
Lo sterratone che ha sostituito l'asfalto è largo e poco impegnativo e, a parte qualche grosso masso che si trova in mezzo alla strada perché venuto giù ruzzolante dalle montagne sopra le nostre teste. Terreno friabile, bianco con venature rossastre e spaccature orizzontali che segnano lo scorrere delle ere geologiche, ma anche più semplicemente gli scavi delle ruspe che estraggono ghiaia, massi e costruiscono strade.

Rocce pericolose
I cartelli indicano due direzioni: percorso MTB13 in circuito chiuso da Premilcuore, Poggio Cavallaro, Premilcuore e sentiero parte del E1 (in rosso e bianco) verso Monte Gemelli (1h40m)

Indicazioni
Ovviamente, masochisti dentro ma non ce ne pentiremo (il posto è fantastico), si va verso il monte. Si pedala per saliscendi divertenti in uno sterrato coperto di foglie secche dentro un faggeto-castagneto ombreggiato e fresco, permeato di odore di terra umida che ricorda tanto le uscite mattiniere di quando si va a cercar funghi. Le curve sono facili, piuttosto veloci e le bici restano stabili, si fanno quattro chiacchiere e si va in scioltezza. Ma c'è un motivo, c'è sempre qualcosa dietro.
Verso l'acqua!!
Infatti dopo un po' mi ricordo del posto... siamo nel bosco della Fonte del Paradiso, quella dove s'eran riempite le borracce e quindi, subito dopo, ci saremmo ritrovati al primo punto di sosta dove c'era il signore toscano, alla Colla del Bucine a circa 1040 metri d'altitudine.
Alla Fonte Del Paradiso

Facciamo l'acqua e salutiamo il nostro compagno di avventura a tempo determinato: lui prenderà in discesa (mica scemo!) lo sterratone di 8km che da Colla del Bucine porta a San Benedetto in Alpe (quello che noi disgraziati avevamo fatto in salita con 35° alle 2 del pm, tanto per capirci)
Noi proseguiamo nel bosco sulla single track indicata come Sentiero 00 del percorso E1 Rosso-Bianco. Divertentissima di nuovo, alla fine della quale si apre una bella vista sulla valle e noi ci fermiamo e veniamo raggiunti da Stefano, si apre il primo casello Telepass... volevo dire cancello per vacche!
Telepass Premium
Si rifà il discesone verso i 3 Faggi ma, dopo poche centinaia di metri, anziché proseguire verso valle e verso il bivio per Monte Falco, dopo la barra si prende per il Sentiero 00 (pedonale, per trekking), stretto, insidioso, impegnativo e tecnico, ma molto divertente.

Dopo qualche centinaio di metri, si vede una panchina in legno, una staccionata: ovviamente mi fermo.
Strabilio degli occhi!

Qualcuno penserà (anche noi in quel momento e poco prima dell'apertura): ma perché infilarsi in strade così rischiose e impegnative?" Perché di qua si arriva al Passo del Muraglione, dove almeno una volta nella vita un appassionato delle due ruote, a pedali o a motore, deve andre assolutamente. Un po' alla maniera dei Giapponesi, che non si possono dire tali se almeno una volta nella loro vita non hanno scalato il Fujiyama. C'è chi ci resta secco, in Giappone, per dimostrare il proprio valore degno del Regno del Sol Levante!
Insomma alla fine si riprende il pedale e si arriva, dopo discese davvero veloci, al Passo del Muraglione! Sosta pranzo: focaccia e birra media alla spina per me!
da dove siamo scesi e cartelli

pausa al bar e vista

Dal Muraglione si riparte, poche centinaia di metri di asfalto lasciandoci il ristorante sulla destra (quello della foto con la Triumph Speed Triple gialla oro in primo piano) e si prende il primo svincolo a destra, che ci avrebbe portato nella vera Terra Di Mezzo di oggi: la Valle dell'Acquacheta.
Dante.... chi?
Manco a dirlo, ci mancava la caduta, oltre la foratura. La vendetta dell'uomo dei boschi, aka PASTORE DI VACCHE SCHIFOSO!!! mi ha perseguitato per averlo preso per il culo alle spalle e facendogli fuggire via il bestiame il giorno prima...
Insomma, curva a destra, discesa ripida, sasso che in quel momento decide di spostarsi da sotto la ruota anteriore e io volo lungo per terra: braccio e ginocchio sbucciati. Niente di che, la bici è a posto, mi strofino la ferita e riparto un po' più tranquillo...
La curva del volo e guado a cannone!

Dopo qualche guado del torrente, e una apertura meravigliosa sul Prato dei Romiti, si giunge, dopo una faticosa discesa dove stavo per rovinarmi di nuovo, si arriva all'Acquacheta, una bella pozza d'acqua blu con cascata. Inimmaginabile la magia di quel posto.

Prato dei Romiti

Tutti in rispettoso silenzio, nessuno che si avvicina all'acqua... arrivo io e rovino la magia, tuffandomi praticamente vestito nell'acqua (gelida, più di ieri) e scatenando un po' di curiosità nel placibo pubblico a bordo "piscina"...

L'Acquacheta... e la quiete rovinata!
Dopo la refrigerata si parte quasi subito, io ancora zuppo (così sto fresco!) per il sentiero che ci avrebbe portati a San Benedetto in Alpe, dopo poco ribattezzato Stra Maledetto In Alpe perché stavolta il sentiero è un continuo sali e scendi dalla sella, andare a piedi con il ferro sulle spalle, frenare di colpo, evitare i trekkisti, salutare gente che ci piglia per il culo con la mano...

Sentiero 00 verso S.B. in Alpe

Ma ci divertiamo lo stesso, e io (ancora sta maledizione che finirà prima o poi) rompo il sacchetto degli attrezzi sotto la sella, perdendone alcuni che rimarrando ad imperitura memoria nei boschi casentinesi...
Alla fine del viaggio, ci voleva proprio! Amici incontrati la prima volta il giorno prima, ma come se li conoscessi da sempre. Un giro bellissimo, che mi ha riportato al vero valore della vita, selvaggia e ancestrale, in tempi in cui la nostra natura primigenia ci vedeva uomini dei boschi, cacciatori del necessario per nutrirsi e ripararsi dal freddo, e contemplare spazi immensi in cui noi, altri piccoli abitanti delle foreste, utilizzavamo solo piccole aree dalle quali si usciva occasionalmente per la raccolta o la ricerca del cibo.

Ho perso così tanto tempo nella città che quasi non ricordavo più chi sono.